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RECENSIONI FILM
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LA
DOLCE VITA
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la
città dei bambini perduti
Regia : JEAN-PIERRE JEUNET & MARC CARO
Dopo il clamore suscitato da DELICATESSEN, e molto prima del successo de IL FAVOLOSO MONDO DI AMELIE ( del solo Jeunet ), la premiata ditta Jeunet & Caro confezionò questo film che fu un grande successo in Francia ed Inghilterra, ma che non venne mai distribuito sul nostro territorio. La realizzazione prende spunto da DELICATESSEN, ma la storia è molto più complessa e lo sviluppo decisamente più "aggrovigliato". Descivere la trama è praticamente impossibile, diciamo che in un posto in mezzo al mare un intelligentissimo genio del male non riesce a sognare e per riappropiarsi di questa forma "d'arte" rapisce i bambini piccoli e ne recupera i sogni, solo che questi hanno paura di lui e invece dei sogni fanno tremendi incubi. Uno dei bambini rapiti è il fratellino del forzuto del circo, che assieme alla piccola Miette darà la caccia al malvagio personaggio passando attraverso una città che vive sempre al buio, spesso sotto una pioggia battente ed è costantemente attraversata da bande di bambini che rubono su commissione per due gemelle siamesi avide ed incattivite. Ci sarebbe poi da dire del mago Marcello e delle sue pulci ammaestrate, di belle entreneuse che intrattengono il forzuto Uan, di bambini organizzati in bande a zonzo per la città, di vecchi palombari che a fatica si ricordono del mondo che c'è sopra al mare, di custodi al soldo del migliore offerente e così via. Beh, avete capito che di cose nel film ce ne sono tante, tantissime ma non tolgono forza alla storia, anche se sappiamo che non è questa che i registi vogliono mettere in primo piano. Quello che emerge è una cura certosina per ogni piccolo dettaglio, tutto fa parte del film , viene ripreso al meglio e magari dilatato da un obiettivo che passa in un batter di ciglia da tele a grandangolo, regalandoci così sbilenche inquadrature che riescono a deformare oltre alla nostra visione anche il percorso dei personaggi del film. E poi, come in DELICATESSEN, anche qui il più piccolo ed insignificante particolare fa la storia, con una serie di incatenamenti folli, che porta in un caso da una lacrima alla salvezza dei protagonisti passando per un naufragio ed un black-out elettrico di tutta la città. Ci sono trovate esaltanti, come quella del piccolo topolino utilizzato per rubare la chiave che permetterà di accedere alla stanza della cassaforte, ma di questi piccoli particolari ripresi in maniera personalissima ed efficace il film è pieno e nessuno sentirà la mancanza di nulla che possa allietare una visione fortemente simbolica. Non pensiate ad una visione per soli bambini, il film è cupo, scuro ed inquietante quasi gotico mi verrebbe da dire, ma altamente affascinante.
Provate a recuperarlo in qualche cineclub, alla faccia del buonismo di AMELIE questa è una visione tutt'altro che accomodante e a suo modo esilarante.
elle.ci
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