RECENSIONI FILM
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LA DOLCE VITA


l'uomo di vetro

Regia: Stefano Incerti
E' Leonardo Vitale, giovane "picciotto" della Cupola, uomo d'onore, il protagonista di questo film non propriamente estivo, tratto dall'omonimo libro di Salvatore Parlagreco. E' il racconto di un pentito della Mafia, ambientato nei primi anni '70, che dopo avere ""fatto i nomi" di tutte le famiglie coinvolte viene scaricato e condotto alla follia (con minacce e uccisione dei parenti) in modo che le sue accuse si disperdano negli archivi giudiziari. La maggiorparte delle autorità non gli crederanno, tacciandolo per pazzo e così anche in questo caso la Mafia riesce a farla franca. Il film delinea piuttosto bene il clima che si respirava in quel periodo, anche se non sviscera tutte le sfaccettature del problema Mafia, ma attraverso il protagonista, prima carnefice e poi vittima di questo antico sistema, riesce a dare credibilità ad una vicenda personale. La narrazione incomincia dalla sua prima volta in carcere, dopo la confessione, quando in seguito al pentimento trova la fede in Dio, fino a quando, internato per anni in manicomio, ne esce distrutto e con i ricordi dei crimini, precedentemente raccontati nei minimi dettagli, piuttosto confusi.  Lo sguardo della macchina da presa è spesso puntato su quello del protagonista a rappresentarne gli stati d'animo, le paure, la follia, la disperazione; a volte fino a riprodurne una figura sacra come quando, con un cucchiaio affilato, si incide sul petto una croce e le lacrime gli gonfiano gli occhi. Leonardo è un pentito a cui bisognava credere, le parole di Falcone scritte alla fine del film lo sottolineano, anche se si trattava di un mafioso. A fine visione rimane il dispiacere che l'argomento collusione stato-Mafia rimanga in secondo piano. Film comunque da non perdere.
APA'