|
RECENSIONI FILM
www.catchweb.net
LA
DOLCE VITA
(pagina iniziale clicca qui)
l'odio
Regia : MATHIEU KASSOVITZ
Si puo realizzare l' opera definitiva della propria cinematografia a 27 anni ? Si può, se ti chiami Mathieu Kassovitz ed illumini il mondo con un qualcosa come L' ODIO. In tempi di scontri parigini da parte dei Casseurs, di rivolte dei Sans Parier, L' Odio è il film giusto al momento giusto, in un 1995 tanto caldo quanto poi irrisolto. Più di mille incontri, riunione e dibattiti, con questo film Kassovitz ci regala uno spaccato di dura vita nella banlieu parigina (che poi potrebbe essere di qualsiasi grande città del mondo ), impressionante ma incredibilmente semplice. In quasi due ore ci viene descritta una giornata vissuta intensamente da parte di 3 emarginati, abitanti della banliue che più diversi tra loro non potrebbero essere, un francese dai modi da naziskin, un ebreo ed un nero. Non so se Kassovitz si sia mosso in questa maniera per rendere omaggio all' Ulisse di Joyce ed alla sua narrazione di una giornata tipo di Leopold Bloom, fattostà che questa descrizione di una giornata riesce a conferire alla storia la durata intera della vita, senza semplificare alcun aspetto di quello che ci viene illustrato. Riusciamo così a capire che di fronte a scelte dettate dalla sopravvivenza il colore della pelle o le idee religiose sono poca cosa, ma il legame umano che ci permette di essere sempre noi stessi ha il sopravvento su misere questioni di chi non deve pensare a come arrivare a sera. Tra scazzi, scherzi, litigi e "gite" nel cuore della metropoli a trovare amici o presunti tali, si consuma il disagio del quotidiano ,di chi si è trovato emarginato prima ancora d' iniziare a giocare la propria vita e cerca di emergere nell' unica maniera che la società gli ha lasciato, ovvero quella di recar danno alla società stessa. C'è tanto in questo film che fece discutere, perchè si pensava che la narrazione di questi personaggi potesse farne un' icona per gli emarginati di tutto il mondo, ma in realtà Kassovitz non fa altro che uscire di casa e filmare l' esistenza quotidiana ed abbellirla casomai tramite uno splendio bianco e nero che fa tanto artista maudit, da culto estremo ma che il successo ha potuto portate sugli schermi di tutto il mondo. Il film fu anche il trampolino di lancio di Vincent Cassel, che poi rivedremo in un altro film di Kassovitz ( I fiumi di porpora ) ed ora sorto al ruolo di star conclamata, ma mai vero, duro e reale come in questa fortissima interpretazione, tanto che ai più farà pensare che questo sia il suo vero modo di essere.
Forse Kassovitz saprà stupirci con qualcosa di ancora più grandioso, ma dopo le sue apparizioni come attore in parti tanto buone come nel recente Amelie, spero proprio che questo tentativo perfettamente riuscito di descriverci il mondo tramite una squallida periferia dell' impero resti per sempre uno zenit intoccabile, a memoria dello scempio che la nostra civiltà si è voluta infliggere.
elle.ci
|