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RECENSIONI FILM l'età barbarica
(L' Age des tenebres)Regia: Denis Arcand Terza fatica del regista canadese Arcand per chiudere una trilogia molto nota (da "Il declino dell'Impero americano" a "Le invasioni barbariche"). Di nuovo come allora, il gioco è quello di raccontare dall'interno una società e il suo lento ma inesorabile declino; stavolta in una maniera più fantasiosa, attraverso maschere, l'alienazione, le paranoie, l'incomunicabilità e le nevrosi che ci circondano quotidianamente. Il Canada, nel caso specifico il Quebec, tanto vagheggiato e preso come esempio di civiltà, in fondo non é poi così diverso da tanti altri luoghi, spazi ampi, società civili, ma alla fine la distanza tra gli esseri umani è sempre incolmabile. Anche una nazione ricca ed agiata può scontare una disperata spersonalizzazione dell'individuo che parte dall'alto. I desideri di un uomo "insignificante" (come titola il libro mai scritto dall'alter ego 'scrittore di successo' del nostro protagonista) sono la fama e le belle donne, schiave e perverse e l'emendamento delle frustrazioni alle quali i superiori, i conoscenti, gli automobilisti, i doveri familiari e coniugali lo sottopongono. E' la tragedia di un uomo ridicolo, critico nei confronti persino delle sue fantasie, che lo giudicano quando vengono messe in crisi. Qui sta la vera cifra di un film sulla disintegrazione di un'epoca che merita solo scetticismo e che sembra poter essere affrontata solo con leggerezza o incoscienza. Il finale che si richiude a riccio in una soluzione privata e silenziosa é il solitario rifugio di chi ormai stanco lascia che sia l'impotenza a prendere il sopravvento salutando anche i desideri di tutta una vita. Un film intelligente ed ironico, a tratti forse un pò lento, pesante e pensante si potrebbe dire. In cui non sono i 'luoghi comuni' a stancare, quanto piuttosto il ritmo. - QUEBECOISE |