TEATRO DHEON BOLOGNA


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STAGIONE 2008

 

ASPETTANDO GODOT

 

TEATROAPERTO/TEATRO DEHON
Teatro Stabile dell’Emilia-Romagna

Via Libia, 59 – 40138 Bologna – Tel. 051/342934 – Fax 051/307488 Codice Fiscale e Partita IVA 03615280371
E-mail: teatrodehon@tin.it – http://www.teatrodehon.it
Da sabato 11 a domenica 19 ottobre, feriali ore 21, domenica ore 16, al Teatro Dehon, la Compagnia Teatroaperto/Teatro Dehon – Teatro Stabile dell’Emilia-Romagna, nell’ambito del progetto “Omaggio a Samuel Beckett”, presenta in anteprima “ASPETTANDO GODOT”. Regia di Piero Ferrarini. Assistente alla regia Alessandro Fornari. Scene di Gian Marco Montesano. Costumi di Renata Fiorentini. Luci di Poppy Marcolin. Con Guido Ferrarini, Aldo Sassi, Alessandro Fornari, Massimo Macchiavelli, Tania Passarini.
Info 051.342934 – www.teatrodehon.it
Vladimiro ed Estragone stanno aspettando su una desolata strada di campagna il misterioso Godot. Questo personaggio non appare mai sulla scena, si limita solo a mandare un ragazzo ad informare i due del suo imminente arrivo. I due uomini, due barboni, si lamentano continuamente del freddo, della fame e del dolore; litigano e pensano di separarsi, ed addirittura al suicidio, ma alla fine restano sempre dipendenti l'uno dall'altro e non fanno mai niente. In antitesi ai due protagonisti, che trascorrono passivamente il loro tempo, nel racconto vi sono altri due personaggi: Pozzo e Lucky che compiono continui viaggi senza scopo per provare la loro esistenza. Pozzo, che si definisce il proprietario della terra sulla quale Vladimiro ed Estragone stanno, è un uomo crudele, che tratta il suo servo Lucky come una bestia, tenendolo perfino per un guinzaglio. Il secondo atto differisce solo in apparenza dal primo: Vladimiro ed Estragone continuano a parlare e ritornano in scena Pozzo, che è diventato cieco, e Lucky, ora muto. L'ultimo personaggio dell'opera è un ragazzo, un pastore che porta messaggi da parte di Godot. L'opera è divisa in due atti; in essi non c'è sviluppo nel tempo, poiché non sembra esistere possibilità di cambiamento. La trama è ridotta all'essenziale, è solo un' evoluzione di micro-eventi. Apparentemente sembra tutto fermo, ma a guardare bene "tutto è in movimento". Il tempo sembra "immobile". Eppure scorre. I gesti che fanno i protagonisti sono essenziali, ripetitivi. Vi sono molte pause e silenzi. A volte si ride, a volte si riflette in "Aspettando Godot", come se si fosse a "teatro o al circo" (dicono i personaggi).

 

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