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TEATRO DHEON BOLOGNA
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STAGIONE 2007 |
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SEPARAZIONE
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TEATROAPERTO/TEATRO DEHONTeatro Stabile dell’Emilia-Romagna Via Libia, 59 – 40138 Bologna – Tel. 051/342934 – Fax 051/307488 Codice Fiscale e Partita IVA 03615280371 E-mail: teatrodehon@tin.it – http://www.teatrodehon.it Da venerdì 26 a domenica 28 gennaio, feriali ore 21, domenica ore 16, al Teatro Dehon, la Fondazione Teatro Coccia di Novara presenta, MARIO ZUCCA e MARINA THOVEZ in “SEPARAZIONE”, Commedia brillante di Tom Kempinski, scene Eugenio Guglielminetti. Regia Marina Thovez. Info 051.342934 – www.teatrodehon.it Separazione è la divertente storia di un rapporto telefonico tra Sara, attrice newyorkese, e Joe, commediografo londinese, ‘separati’, appunto, da un oceano. I due non si conoscono. Un giorno Sara decide di mettere in scena una famosa commedia di Joe e, per chiederne il permesso all’autore, lo chiama. Tutto finirebbe qui, se non fosse che Joe, bloccato da tempo sulla pagina bianca, buffo malato di agorafobia, ciccione e solo, ha un forsennato bisogno di parlare con qualcuno. Da qui la trafila delle sorprendenti telefonate; la scoperta della non casuale affinità tra la condizione di Sara e quella della protagonista della commedia; la possibilità della nascita di un amore; la voglia di ricominciare a scrivere. L’incontro. Ma Joe si tira indietro ed è di nuovo: separazione. Come si può rinunciare alla vitalità bella e intelligente di Sara? E’ la solita vigliaccheria dell’uomo che non vuole impegnarsi? Che preferisce i propri tic all’amore di una donna che lo ha quasi resuscitato? No. Joe a sorpresa spiazzerà tutti quanti, e il suo exploit può essere anche per noi un suggerimento a guardare le cose con una angolatura insolita, un invito a lasciare la porta aperta, come segno di fiducia, fiducia in se stessi e nell’altro, nella vita. La vita è coraggio, ci dice l’autore, e Separazione è, in realtà, la storia di un commovente, fragile avvicinamento. MARINA THOVEZ PERSONAGGI JOE GREEN. Verso i cinquanta, commediografo, se non altro appare più giovane della sua età; grasso all'inizio della commedia, ma dal secondo atto incomincia a dimagrire. Capelli folti e scuri, abbigliamento informale, per esempio camicia a scacchi e pantaloni scuri, sebbene cambi un po' quando sostituisce i calzini scuri con quelli chiari e le pantofole lasciano il posto alle scarpe da ginnastica. Occhiali cerchiati d'oro e a volte, all'inizio della commedia, con la barba non fatta, ma poi sempre rasato. Inglese. SARAH WISE. Intorno ai trenta, magra, capelli chiari di media lunghezza, abiti in ordine ma non costosi, sebbene neppure ordinari, newyorkese. Dal momento che non ha sensibilità nei piedi, a volte cammina con le gambe rigide senza stampelle, ma in genere le usa. Attrice. Intelligente. LA SCENA Il palcoscenico è diviso in due zone - le due stanze dei personaggi - ma anche se fra loro corrono 300 miglia, non c'è muro fra i due locali, ciascuno dei due incomincia dove finisce l'altro. E’ importante che il progetto scenografico, di solito stabilito prima delle prove, consenta in modo naturale una conversazione nel punto in cui i due protagonisti si parlano al telefono, ma sono molto vicini fra loro. La stanza di JOE è il soggiorno di un appartamento in affitto nella zona nord di Londra, alcuni mobili sono suoi, ma la maggior parte sono del padrone di casa. Non c'è un'idea di arredamento; moquette rosso vino, televisione in pro-scenio che lui guarda sempre da un divano nuovo e dozzinale piazzato al cen-tro, davanti al quale c'è un tavolo basso con il piano di vetro su cui sono po-sate numerose bollette, oltre a lettere e giornali. A volte in ordine, altre no. Ai lati della stanza, due poltrone che non vanno d'accordo con il divano, vecchi cuscini, colori misti. Un tavolo bianco e tondo con il piano di plastica, dietro al divano, circondato da sedie spaiate e con sopra una macchina da scrivere inutilizzata, dei fogli e appunti per commedie mai scritte. Scaffali da poco prezzo pieni di libri: storia, romanzi, commedie, psicologia, non letti di recente. Telefono con prolunga. Tre scalini e una porta che conduce alla camera da letto; un'altra dà sulla cucina e l'uscita. Orologio a cucù decorato da una scena teatrale. Pareti bianche, con una punta di giallo, con attaccate le locandine del-le commedie di JOE e un acquarello. La forma della stanza è irregolare, metà del soffitto è rialzato per via di ulteriori finestre. Su una sedia sono buttati alcuni indumenti. Ma non c'è confusione; non la sopporterebbe. La stanza di SARAH è la camera da letto di un appartamentino al 23° piano di un caseggiato nella zona centrale di Manhattan. Fuori il solito panorama di grattacieli. Stanza piccola con letto matrimoniale. Tinte sul rosa e il verde pal-lido, mobili in stile scelti per intonarsi con la camera e l'appartamento. Stam-pe orientali come una lampada, tappeto alto verde scuro, libreria a muro, luci incassate, una bella coppia di comodini Pierre Deux, una porta che conduce al soggiorno, telefono con cavo accanto al letto, belle tende trattenute da cordoni. MARINA THOVEZ Nata a Torino nel 1966, è laureata in lettere antiche con indirizzo archeologico. Nel 1989 abbandona gli scavi lasciando l’Umanità impoverita da chissà quali scoperte, per abbracciare la carriera di attrice. Il doppiaggio è il suo primo amore, un innamoramento che dura tutt’ora. Sentieri, Terra nostra, Febbre d’amore, Barman (Cat Woman), telefilm, film, cartoni animati e mi fermo qui. Un giorno, trovandosi con la penna in mano, ha cominciato a scrivere qualche battuta comica. Quando vide che anche Mario Zucca rideva. Allora gli propose di scrivere per lui. Semi di zucca e I segreti dei poeti sono i due monologhi che ancora oggi riscuotono successo di critica e di pubblico. Quando scoprì come funzionava il computer portatile cominciò, nelle poche ora libere a disposizione, a scrivere Mortimer e Wanda, messa in scena al Teatro Oscar di Milano nella stagione 2000/2001 per cinque settimane. Debutta così in teatro la coppia Thovez-Zucca. La fortunata commedia girerà per tre anni. Nel 2003, volendo bissare la coppia Thovez-Zucca, chiese a Marina di tradurre e adattare la commedia americana It had to be you. Un po’ con la penna per non dimenticare gli inizi, e un po’ col portatile per non dimenticare come funzionava, Marina si mise al lavoro e il secondo successo fu assicurato: Dovevi essere tu. Nel 2004 la sua carriera di attrice ha un’impennata improvvisa. Un regista, al secolo Francesco Massaro, invitato alla prima di Dovevi essere tu, la nota e le propone di fare la coprotagonista nella fiction O la va o la spacca con Ezio Greggio, in prima serata su Canale 5. Nel 2005 la T.C. Produzioni, per non smentire se stessa, chiede a Marina di presentare al Teatro Oscar uno spettacolo nuovo. Marina, che in un momento libero aveva ripreso i vecchi scavi lasciati a metà, li sospende ancora, con ulteriore rammarico da parte dell’ Umanità rimasta di nuovo a bocca asciutta, e propone un monologo che non è mai stato a Milano dal titolo I sarti la chiamano vita, dove interpreta ben quattordici personaggi. Nella stagione 2005-2006 è stata protagonista con Mario Zucca della prima e fortunata produzione di prosa della Fondazione Teatro Coccia, Quel solito sabato, testo di Francesca Angeli e regia di Massimo Navone. MARIO ZUCCA E’ un grande artista, conosciuto e amato dal pubblico, che basa la sua comicità sul linguaggio surreale, sui voli pindarici da un livello all’altro dei significati e del reale, sulla alienazione di personaggi folli, o forse troppo lucidi. E’ capace di incatenare il pubblico in un vortice di parole di inesauribile impatto esilarante. Tutti conoscono il Mario Zucca comico di Drive in (1987), di Zelig (1999, 2000) frequentatore del salotto del Maurizio Costanzo Show (1992/1995); attore con l’inseparabile Marina Thovez, in produzioni che hanno avuto un grande successo di critica e di pubblico (Mortimer e Wanda, 2000/2002, Dovevi essere tu, 2002/2003). Nel 1995 è stato ospite di Vittorio Gassman al Teatro Parioli, e l’anno successivo ha affiancato Corrado Tedeschi ne L’ultimo dei Moycani di Augusto Bianchi Rizzi. Ma Zucca è anche doppiatore: hanno parlato grazie a lui Fred dei Flinstones, Mickey Rourke, i Pokemon, Dragonball. Ed è la voce di tutti i documentari de La macchina del tempo e della Bbc. Il tutto condito dal fascino e dalla signorilità che trasfonde nei suoi lavori. Nella stagione 2005-2006 è stato protagonista con Marina Thovez della prima e fortunata produzione di prosa della Fondazione Teatro Coccia, Quel solito sabato, testo di Francesca Angeli e regia di Massimo Navone. EUGENIO GUGLIELMINETTI Eugenio Guglielminetti è nato ad Asti nel 1921. Ha frequentato l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Allievo di Giuseppe Manzone e Felice Casorati, è cresciuto nel clima torinese degli anni 1937-50, caratterizzato dalla presenza di artisti quali Enrico Paolucci, Paola Levi Montalcini, Albino Galvano, Luigi Spazzapan, Mino Rosso, Italo Cremona. Attingendo a quegli umori culturali, con la direzione della galleria d'arte “La Giostra” di Asti e i contemporanei intensi rapporti con la cultura più viva del tempo (da Arcangeli a Birolli, da Atanasio Soldati a Corrado Cagli da Afro a Mirko Basaldella a Luigi Carluccio, Marco Valsecchi, Mano Ramous e Paolo Grassi), Guglielminetti definisce le coordinate del suo operare di pittore-scultore che sarà parimenti segnato dai ripetuti soggiorni parigini nel secondo dopoguerra, a contatto con le tendenze dell'avanguardia internazionale. Da tali esperienze il suo mondo figurativo scaturisce in tutta la sua pienezza, anche se il teatro, che pare divenuto la sua scelta d'arte, consente alla pittura e alla scultura rade e appartate pause. Documentano l'intensa ricerca pittorica e scultorea la presenza di Guglielminetti a numerose rassegne d'arte contemporanea, quali la Biennale Internazionale di Venezia (nelle edizioni XXV del 1950, XXVI del 1952, XXVII del 1954) e la Quadriennale di Roma (edizione VII del 1952). Internazionalmente noto come scenografo, Guglielminetti ha partecipato alla realizzazione di spettacoli in alcuni fra i maggiori teatri d'opera e di prosa (oltre che a quella di importanti spettacoli televisivi) per le compagnie più celebri degli ultimi decenni. Tuttavia le matrici dell'esperienza artistica di Guglielminetti permangono sempre la pittura e la scultura, che, pur in accettato isolamento, continua a elaborare con tutta la sua fantasiosa creatività. Una Fondazione a lui dedicata raccoglie oltre duemila documenti, tra cui disegni, bozzetti di scenografie e di costumi, progetti teatrali e opere d'arte, con sede in Asti presso Palazzo Alfieri. Ill Centro di Studi Teatrali e d'Arte Figurativa offre consultazione agli studiosi e a operatori culturali mentre il patrimonio della Fondazione è affidato al Comune di Asti e accolto e gestito dalla Biblioteca Astense, con l'adesione del Centro Nazionale di Studi Alfieriani e della Pinacoteca Civica. Duecento opere sono esposte in permanenza presso il Département des Arts du Spectacle della Bibliothèque Nationale de France di Parigi. |
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