TEATRO DHEON BOLOGNA


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STAGIONE 2006

ESCURIALE PROGETTO EUROPA

 

 

TEATROAPERTO/TEATRO DEHON  
Teatro Stabile dell’Emilia-Romagna  

Via Libia, 59 – 40138 Bologna – Tel. 051/342934 – Fax 051/307488 Codice Fiscale e Partita IVA 03615280371

E-mail: teatrodehon@tin.ithttp://www.teatrodehon.it  

COMUNICATO STAMPA  Da giovedì 27 a domenica 30 Aprile, feriali ore 21, domenica ore 16, al Teatro Dehon

 

ESCURIALE (Parte 1a del Progetto EUROPA 0)

Di Michel de Ghelderode

Regia di Piero Ferrarini

Scene Piero Ferrarini

Costumi Renata Fiorentini

Musiche e Video Piero Ferrarini

Fotografo di scena Gino Rosa

Organizzazione e produzione Tiziano Tommesani

 

IL RE                         Guido Ferrarini

FOLIAL, il buffone       Aldo Sassi

IL MONACO               Andrea Zacheo

L’UOMO SCARLATTO   Marco Marconi  

Il Progetto EUROPA 0, è una iniziativa internazionale fra Italia e Francia, patrocinata dalla Fondazione De Ghelderode. Prevede l’unione di due Compagnie teatrali (una italiana e una francese) per la messa in scena dello spettacolo “Escuriale” nelle due lingue. Lo spettacolo sarà dato in anteprima nelle due nazioni, per poi riunirsi nell’edizione definitiva in prima mondiale al Festival di Avignone. La regia è di Piero Ferrarini.  

Questo testo di Michel de Ghelderode, scritto nel 1927, costituisce, nella sua brevità, una summa di tutti gli elementi estetici e poetici presenti nell’opera del grande drammaturgo belga. Strutturato come dialogo tra un re ed il suo giullare, “Escuriale” rappresenta la straordinaria revisione contemporanea di un tema caro al medioevo occidentale, quello della meditatio mortis, ove la danza macabra dei personaggi diviene scaturigine di una complessa  riflessione sul potere, nelle sue dinamiche, nei suoi simboli e, soprattutto, nei limiti che la vacuità dell’umana esistenza ad esso inevitabilmente pone.

Pur saldamente imperniata entro il quadro narrativo, la dialogicità che sottende il gioco delle maschere conserva intatta la leggerezza propria all’impromptu della Commedia dell’Arte, egregiamente magnificata da una fondamentale componente di marca espressionistica. Ma l’animo inquieto di de Ghelderode rifugge la fredda, scientifica sistematicità di un Gottfried Benn od il geometrico rigore di un Dreyer: l’angoscia si stempera in languore, e l’anelito alla redenzione trasfigura in grottesca liturgia. Ne deriva il carattere precipuo dell’opera: quello di una sacra rappresentazione distorta e nichilista, ove le originarie finalità edificanti si tramutano in farsa delirante, in “labirinto” scenico e narrativo entro il quale ogni punto di riferimento convenzionale si esaurisce, e dove all’iperbolicità verbale del re e di Folial, si giustappone l’indistinta cacofonia del “coro” dei cani, teriomorfiche proiezioni della Morte onnipresente.

Dall’assoluta ibridazione scenica – tra colpa ed innocenza, re e giullare, voluptas necandi e voluptas moriendi – prende progressivamente corpo quell’anamorfosi del reale (quasi una “regolarità” del sentire fiammingo, da Bosch e Brueghel, sino a Verhaeren e Rodenbach), che rappresenta, a nostro giudizio, il tratto peculiare di questo testo d’eccezione. La Spagna decadente immaginata dall’autore, in seguito alle suggestioni ricevute dall’ascolto di un motivo musicale – come ricorda il saggista belga Roland Beyen -, rivive in questo allestimento attraverso le ombre e gli spettri che si celano nei sotterranei dei suoi palazzi: trasparente allegoria della tenebra che ogni eclissi del Divino reca in sé.  Piero Ferrarini

 

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