TEATRO DHEON BOLOGNA


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STAGIONE 2006

LA BOTTEGA DEL CAFFE'

Martedì 14 Marzo alle ore 21, al Teatro Dehon, la Compagnia Teatro San Leonardo presenta La bottega del caffè” di Carlo Goldoni. Regia di Maurizio Annesi, scene e costumi di Kim Marie Brittain. Con Vincenzo De Luca, Maurizio Annesi, Carlo Altomonte, Francesca Sciamanna, Sante Paolacci, Lucia Palozzi.   - Info 051.342934 – www.teatrodehon.it

La bottega del caffè fu ideata e composta a Mantova nel 1750. Come sostiene lo stesso Goldoni nelle sue Memorie, prevenendo eventuali critiche alla mancata unità d’azione, la sua intenzione non era di voler rappresentare una vicenda ben precisa, ma di voler dipingere una piazzetta di Venezia e la vita delle persone che gravitavano intorno a essa. Ed ecco quindi che tutta la scena non è altro che uno scorcio di realtà portato in teatro: ogni spettatore dell’epoca avrebbe facilmente potuto riconoscersi, o ritrovare qualche suo conoscente, nei panni di uno dei tanti personaggi.

L’estrazione sociale che interessa all’autore è la piccola e media borghesia, che incarna la quotidianità, la ritualità di gesti e situazioni che si ripropongono in scena come nella vita vera. Non a caso tutto si svolge intorno alla bottega del caffè, luogo di ritrovo di avventori abituali e di passaggio, collocato al centro della scena come punto di fuga da cui si ha la visione di tutta la piazza e degli edifici che l’attorniano.

Il suo proprietario, Ridolfo, è il personaggio chiave che tiene le fila degli avvenimenti, che inizia e pone fine alle vicende con maestria, mantenendo saldo il buon senso laddove viene a mancare. Antagonista del bottegaio è Don Marzio, gentiluomo napoletano, indiscreto e, suo malgrado, seminatore di zizzania. Protetti o vittime di questi due personaggi sono il signor Eugenio, di buona famiglia ma facile preda del gioco e delle donne, e sua moglie Vittoria, donna virtuosa e onesta; Flaminio, celato sotto il nome di Conte Leandro, che vive delle vincite al gioco con le quali mantiene la ballerina Lisaura, che lo crede scapolo e intenzionato a sposarla; Placida, moglie di Flaminio, vestita da povera pellegrina e alla ricerca del marito; Pandolfo, uomo senza scrupoli, proprietario della bisca situata accanto alla bottega del caffè.

La commedia è chiaramente a lieto fine: tutto rientra nell’etica e nella morale comune, che vede trionfare il bene e punire il male. Interessante però è la chiusa, in cui in una specie di pubblico tribunale sono chiariti i malintesi provocati dalle maldicenze di Don Marzio, che quindi è accusato di calunnia, indiscrezione e spionaggio. Il gentiluomo che mai aveva messo in dubbio la bontà delle proprie intenzioni, come mai aveva contemplato l’idea di poter parlare o agire male, si vede costretto a riconoscere le proprie colpe e a partire da Venezia.

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