TEATRO DHEON BOLOGNA


www.catchweb.net

STAGIONE 2006

IL MALATO IMMAGINARIO

COMUNICATO STAMPA
Con preghiera di pubblicazione
Da martedì 10 a domenica 22 Ottobre, feriali ore 21, domeniche ore 16
, apre la stagione del Teatro Dehon, la Compagnia Teatroaperto/Teatro Dehon - Teatro Stabile dell’Emilia-Romagna, che presenta GUIDO FERRARINI in “IL MALATO IMMAGINARIO” di Molière. Regia di Luciano Leonesi, scene di Fabio Sottili, musiche a cura di Piero Ferrarini, luci di Poppy Marcolin, costumi di Renata Fiorentini, fotografo di scena Gino Rosa, organizzazione e produzione Tiziano Tommesani. Con Guido Ferrarini, Aldo Sassi, Alessandro Fornari, Marzia Bolognini, Margherita Zanardi, Maria Grazia Ghetti, Lorenzo Spiri, Andrea Zacheo 
Info 051.342934 – www.teatrodehon.it
Il grande capolavoro di Jean Baptiste Poquelin detto Molière, torna sulla scena per merito della Compagnia storica TEATROAPERTO, fondata e diretta da Guido Ferrarini. Un’occasione da non perdere. Come tutti i personaggi primari di Molière, anche Argante costituisce uno «scanda¬lo». Argante ci consegna l’ultimo dei messaggi Molieriani. Argante è un personag¬gio a due facce. Da una parte, con effetti comici, si rifiuta di vivere, e vivere, per Molière, è esprimere le proprie malattie, avere il coraggio di esprimerle. Tecnica¬mente è comico che Argante abbia paura di tutte le malattie che lo abitano, e che, inespresse, si ritorcono contro di lui. Eppure, nella sua vigliaccheria, nella sua tra¬gica furbizia di falso malato, si consuma in Argante una profonda ribellione da eroe. Autentica e ultima reincarnazione di Sganarello, egli trova il massimo della propria intelligenza (e forse anche il massimo del coraggio) al grado più basso della propria vergogna. Se, infatti, Argante accettasse di vivere da malato, se, ascoltando i sug¬gerimenti della serva Tonina, o del fratello Beraldo, accettasse il male di esistere, se accettasse con lieta incoscienza il funebre e innaturale gioco della natura, egli di¬verrebbe, di colpo, un uomo come tutti gli altri: un uomo sano e malato a metà, adulto e infantile a metà, cieco e avveduto a metà. Un compromesso al quale Ar¬gante non si piegherebbe mai. Figlio di Molière, Argante è un estremista e un solita¬rio. E un uomo senza prossimo, e tutto il teatro che egli gestisce fra la poltrona e il cesso, nel proprio foderato alloggio ospedaliero, è un teatro tutto per lui, un teatro-monologo, un immenso soliloquio. Argante non ha interlocutori che possa¬no comprendere il suo male, così come non ha medici che possano guarirlo. Non ha interlocutori o ne ha uno solo, ne avrebbe uno solo, se soltanto accettasse di udirne la voce irriducibile e scandalosa: Molière.

www.catchweb.net