TEATRO DHEON BOLOGNA


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STAGIONE 2006

AMLETO

Da giovedì 23 a domenica 26 marzo, feriali ore 21, domenica ore 16 (prenotazioni dalle ore 15 alle ore 19 - tel. 051/342934), la Compagnia Teatroaperto/Teatro Dehon – Teatro Stabile dell’Emilia-Romagna pre-senta "AMLETO" di William Shakespeare, regia di Piero Ferrarini, scene di Sara Omiccioli, costumi di Renata Fiorentini, musiche e video di Piero Ferrarini, fotografo di scena Gino Rosa, organizzazione Tiziano Tommesani. Con Marco Manfredi (Amleto), Aldo Sassi (Cladio, il re), Francesca Matricoti (Gertrude, la regina), Lorenzo Spiri (Laerte), Alessandro Fornari (Orazio), Andrea Zacheo (Polonio), Marco Marconi (Rosencrantz), Sebastiano Spada (Guildenstern).
Info 051.342934 – www.teatrodehon.it.

Dopo il grande successo ottenuto la scorsa stagione e i premi ricevuti dal bravissimo regista debuttante Piero Ferrarini, torna sulla scena del Dehon e in tournée il bellissimo “Amleto” di Teatroaperto.

L'universo immaginifico di Amleto, così come la problematicità delle tematiche che ne sottendono la poetica, non sono il prodotto di una geniale creazione ex nihilo. Lo straordinario genio di Shakespeare, infatti, parallelamente all'azione drammaturgica, opera un'affascinante ricognizione del mito, nella molteplicità delle possibili sue declinazioni folkloriche. Rintracciare o ritracciare l'universo simbolico che costituisce lo sfondo microcosmico sul quale si dipana la commedia delle umane vicende, costituisce il tentativo, il cuore di quest'edizione dell'Amleto. Operazione, dunque, di purificazione, di filtraggio, e restauro registico, al fine di rimuovere il portato manieristico e bassamente "teatrale", cristallizzato attorno al nucleo dall'elettrolisi dei secoli. Ed al tempo stesso, tentativo di vivificazione di segni e tracce - meno percettibili ai "sensi" della contemporaneità, ma ben individuabili dall'occhio del “cuore" - che conducono l'uomo dal terreno sfuggente e cedevole del divenire al sicuro approdo dell'Eterno. Costituiscono buon viatico nella queste gli studi antropologico-simbolisti di M. Murray, G. De Santillana, H. Von Dechend e M. Eliade; le penetranti analisi di E Schuon e R. Guénon e le svariate suggestioni che la vita interiore e profana ci offre.
PIERO FERRARINI


Recensione di Bologna Muse.

In un complesso gioco di rimandi tra la dimensione simbolica e quella scenica appare fin dall’inizio la predestinazione di Amleto al duplice ruolo di vittima e carnefice.
Pur inizialmente ignaro del proprio destino, egli sembra agire in virtù dello stesso e, alternando nella sua follia momenti d’illuminazione ad altri di inconsapevolezza, percepisce la fatalità del proprio destino e al tempo stesso sa di non poterlo sfuggire.
Amleto, il testo più rappresentato di Shakespeare e forse proprio per questo il più stereotipato, arriva a noi attraverso i secoli con un bagaglio carico di elementi negativi: il tradimento, il regicidio, il suicidio, l’intrigo, la caducità delle cose, lo spettro, sembrano non lasciare spazio a sentimenti di possibile ottimismo. Lo stereotipo principale coinvolge proprio il personaggio di Amleto, rappresentato sempre come tormentato e introverso, il cui emblema sta nella celeberrima frase.
La lettura di Piero Ferrarini ci propone un Amleto dalle diverse sfaccettature: rimuovendo le consuetudini sceniche che nel tempo si sono create intorno al testo e al personaggio, il regista libera la visione dello spettatore da limiti e pregiudizi, riportando Amleto ad una dimensione più fedele alla stesura originale e, curiosamente, più moderna, a testimonianza di quanto il genio shakespeariano viva in una dimensione spazio/temporale propria, un regno immaginario senza tempo in cui tutte le epoche convivono.
Stessa ricerca di atemporalità nei costumi e nella scenografia essenziale ispirata al rigore di Esher. Le immagini delle variopinte maschere di Ensor, ben rappresentano con la loro inquietudine il senso di effimero e di mutamento propri del testo, mentre sulla scena le maschere appaiono di ispirazione orientale.
Elemento innovativo il video, che pare oggi il mezzo più immediato per avvicinare il pubblico al teatro. Le immagini iniziali creano sicuramente un forte impatto emotivo nello spettatore e accendono l’attenzione su quello che in scena sta per accadere.

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