Marco Graziani
07.03.2012
1-
Massimo Vitali
18 giugno 1978. Dopo che sono nato ho vissuto un'infanzia
felice nel quartiere Navile, fino a quando mi sono diplomato in una
scuola che mi ha permesso di approfondire la mia passione per la
letteratura: l’istituto tecnico industriale Aldini Valeriani,
specializzazione elettronica e telecomunicazioni, dove ho letto molti
romanzi al posto dei manuali. Ora, se non so avvitare nemmeno una
lampadina, il merito è solo mio.
2-
Hai un'
occupazione, che ti aiuta a far arrivar sera?
Passo molto tempo tra le nuvole e questo devo dire mi aiuta
molto a passare il tempo. Per il resto ho due attività: sono psicologo
per automobilisti all’ufficio reclami di nota multinazionale svedese
che non si può dire, mentre di sera insegno nuoto in una piscina che
invece si può dire, si tratta delle piscina Cavina, in via Biancolelli,
a Borgo Panigale: la piscina più bella di Bologna. Naturalmente se
qualcuno ha qualcosa da obiettare si presenti in vasca col costumino un
martedì o giovedì sera, dalle 20.20 alle 22.50, poi ne riparliamo.
3- Mentre nel tempo libero ti diletti nella scrittura di romanzi...
Scrivo storie comuni in cui potrebbero ritrovarsi tutti.. l’ultimo romanzo, "Se son rose", parla di un uomo di centodieci chili che dopo essere stato licenziato al lavoro e lasciato dalla moglie decide di passare il resto della sua vita chiuso a chiave nel bagno delle donne di un cinema.
Il primo romanzo invece, "L’amore non si dice",
è la storia di un uomo che ama una donna ma lei no, così lui le scrive
valanghe di lettere d’amore fino a quando lei gli impone di smettere,
perlomeno gli impone di smetterla di parlare d'amore, e allora lui
inizia a parlarle d'altro, di tutto fuorchè d'amore, ma in realtà le
parla solo d’amore... un concetto piuttosto complesso da riassumere in
poche righe, magari se uno legge il libo capisce meglio. Magari, dico,
non è detto.
4- Che feed- back hai avuto? Piaci come scrittore?
E lo chiedi a me? Chiedilo ai lettori! Se vuoi ti do il
numero di mia mamma così andiamo sul sicuro. Però ad esempio quando
tempo fa ho ricevuto l’invito a parlare del mio primo romanzo
all’Università di Modena, facoltà Lettere e Filosofia, per me
diplomato alle Aldini Valeriani, Elettronica e Telecomunicazioni,
insomma son soddisfazioni. Anche le ristampe sono soddisfazioni. Il
primo ne ha avute tre, il secondo una sola, perché è ancora piccolino.
Ha 4 mesi, gattona ancora…
5- i personaggi dei tuoi romanzi sono molto stravaganti: uno si chiude
in un bagno per riflettere sulla sua vita, mentre un' altro manda in
continuazione lettere d'amore, per poi cambiare argomento, spaziando su
tutto. Come sono nati?
Di sicuro ti posso dire come non sono nati: da esperienze personali. Per il resto uso molto la
fantasia. Non costa nulla, ne ho sempre in abbondanza, faccio proprio
fatica a contenermi. "Se son rose", così come "L’amore
non si dice", fosse stato per me, dovevano avere almeno il doppio
delle pagine. Per fortuna c’è il mio editore Fernadel.
6- nel tuo secondo
romanzo, "Se son rose" molti personaggi si chiamano
Da
lettore ho sempre trovato un certo spaesamento quando, specialmente nei
romanzi stranieri, mi trovavo davanti a certi nomi che uno pensa: e
questo chi è? Così finivo per sfogliare indietro il libro alla ricerca
di quel personaggio, e alla fine sfoglia che ti sfoglia che ti sfoglia
ricominciavo il libro da capo: non si fa così a leggere. Ho cercato
dunque di venire incontro al lettore, chiamando tutti i personaggi
secondari di "Se son rose" con lo stesso nome:
7-
Oltre a scrivere, ti piace anche leggere?
Uno
scrittore a cui non piace leggere non l’ho mica ancora sentito! Io però
leggo solo quello che mi piace. Se non piace posso abbandonare un libro
anche dopo la prima pagina. Ci sono troppi autori ancora da scoprire. I
miei preferiti sono Richard Brautigan, Gianni Rodari, Achille Camanile,
Donald Westlake, Romain Gary e insomma vado avanti? Ne ho recensiti
molti nel mio blog "Mensolerie" - recensioni dei libri sulle
mensole di casa mia e altre cose nei paraggi -http://mensolerie.wordpress.com/
Insieme ad altre recensioni ad esempio sul mio bagnoschiuma, il mio
portapenne, o sugli abeti che si vedono dalla finestra di casa mia.
8-
Ascolti la musica? Quale in genere?
Ascolto
molto Paolo Conte perché penso che a volte uno zazzarazà!
valga più di mille parole. Poi ascolto molta musica italiana
specialmente quella cantautoriale degli anni settanta. Domenica scorsa
invece ho ascoltato gli applausi di Bologna in risposta alla musica di
Lucio Dalla diffusa su tutta Piazza Maggiore.
9-
Parlaci della tua città, Bologna, che rapporto hai con essa? Come la
vivi?
Su questa stessa domanda ho appena scritto un articolo per il Corriere Nazionale e appena esce te lo faccio leggere. Per il resto non ho altro da aggiungere se non che non cambierei Bologna con nessun’altra città su questo mare cielo e terra. L’unica cosa che non mi piace di Bologna è questa nuova proposta di pedonalizzare il centro storico. Lo dico apertamente, non sono d’accordo. Ma scherziamo? Sindaco, lo so che stai leggendo questa intervista, non fare finta di niente, torna in te: sei ancora in tempo per redimerti.
10- In internet hai
un sito, com' è nato? Che rapporto hai con i social network?
Il sito www.massimovitali.org è nato semplicemente per avere una traccia su web delle mie attività. I social network li uso per lo stesso motivo, evitando di informare gli altri ad esempio che ho appena sbadigliato oppure ho finito di mangiare uno yougurt al lampone.
11- Segui il calcio e tifi Bologna...
Dato che la prima regola per uno scrittore è scrivi ciò che sai, io di calcio non so niente. Lo dico onestamente senza paura che qualche lettore di Forza Bologna venga a casa mia con la spranga. Però mi ricordo una volta, quando facevo le Aldini, che il nostro istituto sfidò il Bologna in una partitella amichevole che finì tipo 18 a 0 per loro. Date le mie grandi qualità di giocatore, io ero stato tassativamente escluso dalla rosa, però tifavo a bordo campo e ricordo che subito dopo la partita, un mio compagno alto e biondo stava rientrando negli spogliatoi a petto nudo e con la faccia coperta da un asciugamano, quando un gruppo di ragazzini lo fermarono per chiedergli l’autografo: firmò una dozzina di autografi a nome Kennet Andersson, fino a quando arrivò un ragazzino più ingordo degli altri e chiese l’autografo per lui, per suo babbo, per sua sorella, suo zio e all’ennesima richiesta il mio amico esclamò: MO SOCMEL, BONALÈ!
Ecco, in quel momento smise di firmare autografi. E non ti dico la faccia dei ragazzini!
12- cosa ne pensi di questa squadra? Ritieni che abbia i numeri per
salvarsi?
Sì, ritengo abbia tutti
i numeri per salvarsi e male che vada ti consiglio di intervistare il
nostro comune sindaco, vedrai che qualunque cosa succeda la sua risposta
sarà che il Bologna è sempre, e sempre rimarrà, in serie A.
13- A livello professionale e come scrittore, hai qualche progetto
futuro, a breve o a lungo termine?
Sì, ho tante cose che stanno bollendo in pentola ma finché non sono cotte è meglio non aprire il coperchio!
14- E di quelli personali?
Quanto tempo ho per rispondere?
Beh... Diciamo che ci pensi con calma e ce lo racconti la prossima
volta!
Recensione
Libri di Marco Graziani
Non fare la cosa giusta di Alessandro Berselli
Uno spaccato angosciante e sincero
della società odierna e sul deterioramento dei valori e sentimenti ad
essa dovuti. Un padre di famiglia, alienato dalla vita, non riesce più
a sentirsi tale ed a ricoprire il suo ruolo nè con la figlia
adolescente, nè con la moglie; decide così di andare contro tutto ciò
che è "corretto" e al "vivi e lascia vivere", anteponendo se stesso a
tutto. Lo scrittore Alessandro Berselli scava nell' animo umano e porta
a galla il guano di cui è fatto, ce lo mostra sbattendocelo in faccia
dicendoci: "tu non sei diverso da Claudio Roversi!". E' uno scrittore
scomodo e cattivo, ma limpido e vero, ci immedesima nel personaggio e
ci fa riflettere sul nostro io, scrivendo un noir dal ritmo incalzante
di un disco degli AC/ DC.
Recensione
Libri di Marco Graziani
"Despero" è la prima fatica letteraria dello scrittore bolognese Gianluca Morozzi, pubblicato nel 2001 da Fernandel. Parla della storia di un ragazzo, Cristian Cabra detto Kabra, e dei 12 anni di vita dei Despero, gruppo del quale è fondatore e della sua compagnia di amici. In questo libro ci sono gli elementi base del Rock (con la "R" maiuscola): Sesso, Droga e Rock' n' Roll con un' ingrediente in più: la Sfiga. I quattro elementi accompagnano le vicende narrate nel libro e non
permettono al lettore di staccarsi dalle sue pagine tanto facilmente. Assolutamente da avere per chi ama la Musica con la "M" maiuscola.
06.01.2012
1.
Maria
Silvia Avanzato, nata a Bologna il…
Primo Giugno del 1985, ha
cominciato a scrivere a cinque anni, inventandosi l’italiano.
Successivamente ha messo a dura prova la pazienza di chi aveva accanto,
pestando i piedi con la pedissequa dichiarazione “Voglio fare la
scrittrice”. A sedici anni ha scritto il suo primo romanzo con una
vecchia Olivetti dai tasti mancanti: contava in tutto 450 cartelle
editoriali ed era una deprimente saga densa di nevrosi personali e
notevolmente autoreferenziale. Fece un disperato porta a porta fra gli
editori bolognesi, collezionando rifiuti e insulti.
Anni dopo, comprese che era
tempo di liberarsi dell’increscioso manoscritto. Dopo averlo dato alle
fiamme, si dotò di un computer e prese a scrivere nuove storie, più
mature, più ragionate, grazie a Dio più brevi. Dopo una serie di
vittorie presso importanti concorsi, decise di dedicarsi completamente
alla scrittura.
Oggi pubblica i suoi romanzi
definendosi “un manovale della parola” senza accordare contributi
agli editori: ha sposato la causa della lotta all’editoria a pagamento
e ne è ben contenta. Il mestiere a volte regala soddisfazioni, altre
volte no, ma l’autrice si fregia del lusso del poter dire “faccio
quello che ho sempre sognato fare e non ho rimpianti”.
A cinque anni misi le grinfie
su un’agenda, una di quelle che le banche regalano ai clienti per
Natale. Nel cuore della notte scivolai fuori dal letto e presi a
scrivere una fantasiosa storia riguardante una coccinella. Ero
entusiasta di fronte a tutte quelle pagine pulite, a mia completa
disposizione. Naturalmente mi beccarono e mi riportarono a letto di
peso. Ma ricordo bene la sensazione precisa di quella notte, quando mi
rimisero sotto le coperte, sgridandomi: era una specie di eccitazione
incontenibile, un brivido che mi spingeva a pensare cose come “domani
scrivo anche quella cosa lì”, “poi faccio succedere questo e
quello”, “la storia deve finire così”.
Molto semplicemente sono
tuttora vittima dello stesso brivido, tutto il giorno, tutti i giorni e
da ventuno anni a questa parte.
Possiamo dividerli in due
filoni.
Da un lato c’è la produzione chick lit: storie
ironiche, rosa, d’amore, frizzanti e talvolta dedicate a un pubblico
giovane o giovanissimo. “Granturco su Foglia di The (causa disguidi lo
stilista è cieco), ArpaNet edizioni, è ad oggi il più conosciuto fra
i chick lit che ho scritto e riassume appieno il genere. A partire da
dicembre 2011, ha fatto il suo ingresso sulle scene anche “Darcy non
esiste (e piove sui cuscini a pois) per Chichili Agency. Si tratta di un
ebook distribuito in Italia e in Germania. Col 2012 pubblicherò per la
sopracitata agenzia tedesca un seriale chick lit.
Poi c’è la mia parte “noir”: gialli,
atmosfere cupe, intrighi, folklore e leggende. Un lato un po’
spietato, quello dei racconti che vincono spesso i concorsi letterari
(nel 2011, ho avuto il piacere di essere vincitrice di Nero di Puglia e
Lama e Trama). Non posso propendere per l’una o l’altra fazione:
entrambi i generi sono parte di me.
4. Hai da poco presentato
all’Ippodromo di Bologna “L’età dei lupi” (Voras edizioni)
romanzo che parla dell’uscita di una ragazza dalla fanciullezza per
entrare nell’adolescenza. Parla di un periodo ben definito della tua
vita, di sogni, delusioni e quant’altro. Citandoti Eros Ramazzotti con
“cara prof” ti faccio la domanda: “cosa è rimasto di quei giorni/
chi lo sa?”
Per mia fortuna, quei giorni
mi hanno lasciato in dote moltissimi ricordi, probabilmente i migliori
della mia vita.
Sono stati gli anni delle
grandi battaglie: come la protagonista del romanzo, vivevo sotto la
campana dorata della scuola privata e dell’appartenenza a determinati
ambienti sociali. L’adolescenza mi ha portata a contatto con la scuola
pubblica, gli anni di facili scioperi e occupazioni, la voglia di
scalciare e farsi sentire, diventare autonomi, girare per la Bologna
degli anni Novanta con la balotta
(ndr. compagnia) giusta, nei locali del momento, sentendomi libera,
inarrestabile, un po’ incosciente.
Ho mantenuto di quel periodo
della mia vita l’irrazionalità, la tendenza a sognare, lo spirito
combattivo e la capacità di stupirmi di fronte alle cose, come una
ragazzina.
5. Com’è nata l’idea
di un salto nel passato?
Volevo scrivere di me, per una
volta. Senza nulla togliere alle trame fantasiose che possono rendere
speciale un libro, talvolta è naturale sentirsi desiderosi di mettere
in gioco la propria storia personale. E non è un egoistico modo per
dire al lettore “prendila come verità di Vangelo, perché
un’esperienza come la mia non l’ha fatta nessuno”. Piuttosto è un
modo per raccontare un’epoca e uno stato d’animo in chiave
universale, così che tutti i lettori possano riconoscersi nella Lupo
che scalpita per andare in discoteca o si innamora del più carino della
scuola in sella a un Phantom nero. Certo, il lettore bolognese, trova
nel romanzo una serie di gustosi “ritorni al passato” che non potrà
dimenticare: dal TNT di preistorica memoria, ai luoghi e le feste che
hanno costituito la nostra movida adolescenziale.
Quindi mi sono raccontata per
me stessa e per quelli che, fra voi, ci sono stati e “si ricordano
quel passato dove è gradevole fare un salto, ogni tanto”.
6. Parlaci di Bologna, della TUA Bologna. Che rapporti hai con la tua
città?
Amo i suoi anfratti e le
sfuggo di continuo.
Adoro i colli e li vivo come
“la Bologna magica, sconosciuta e verde” che si snoda sopra quella
luminosa e caotica che conoscono tutti.
Non amo girare per il centro
storico anche se sono innamorata di certi piccoli vicoli che il turista
medio ignora facilmente. Conosco la Certosa come le mie tasche ed è il
luogo di Bologna che preferisco perché ho passato anni a girarla,
collezionando notizie sulle tombe di importanti famiglie bolognesi e
ricostruendo la loro storia.
Non mi vedrete mai a cena in
un ristorante gettonato e difficilmente nel “pub dove vanno tutti”.
La mia seconda casa è risaputamente l’Osteria dello Scorpione, in via
Santa Caterina. Un posto da veri bohemiennes dove è facile rimanere
fino a tardi, sentire una chitarra che suona, leggere i tarocchi e
parlare con “i vecchi dell’Osteria” di guerra, calcio, politica e
amore, davanti a un bicchiere di vino rosso del buon oste Michele. Adoro
le nicchie, gli angoli, le stradine buie, l’intestino labirintico del
ghetto e le vecchie trattorie che assicurano tovaglie di carta e pasta
fatta in casa. Odio l’ipocrisia dei locali moderni: questi ambienti
lounge, asettici, gelidi e pieni di neon, dove l’imperativo è bere
tutti lo stesso cocktail, alla stessa ora, ingozzandosi di cous cous al
buffet.
Viaggio molto per lavoro e
viaggio da bolognese: quando il treno si avvicina alla città e io vedo
San Luca, una civetta rosa appollaiata sul colle della Guardia, provo
sempre un certo, sottile batticuore.
7. Con le terre di Puglia che rapporto hai?
Ho scritto di Puglia perché
ho letto molto circa la Puglia. “La terra del rimorso” di Ernesto De
Martino è un saggio riguardante il mito della taranta, una lettura
appassionante che mi ha avvicinata a questa terra. Anche la lettura di
testi quali “Uomini e cani” di Omar di Monopoli restituiscono
appieno lo scenario suggestivo della Puglia e la magia della sua gente,
attaccata alle tradizioni e alle leggende, diretta, immediata, colorita,
vera.
In occasione della mia
vittoria del concorso Nero di Puglia, a settembre, mi sono trovata ad
Acquaviva delle Fonti (Ba), seduta su un gradino con una bottiglia di
vino rosso a festeggiare con perfetti estranei che di colpo sembravano
la mia famiglia. Anni prima mi ero trovata a Barletta come seconda
classificata al concorso “Racconti nel castello”, La Penna Blu
edizioni: stessa scena. Un gruppo di amici nati quasi per caso che ride
e si racconta nel cuore della notte.
I pugliesi hanno questa marcia
in più: trovano sempre e ovunque un motivo per stare assieme, ridere,
brindare e farti compagnia. Non importa il posto. La loro ospitalità ha
molto da insegnare, a mio avviso, ad altre zone dell’Italia.
8. Che rapporti hai con i social network e con rete internet?
Internet è la mia vita e la
negazione della mia vita, lo uso parecchio e mi torna utile per lavoro.
Non frequento Netlog, Twitter
o altri social network. Mi limito a Facebook ed è già abbastanza
invasivo, per i miei gusti. Riconosco la funzione di Facebook quando
serve a “mantenere un filo sottile e costante” fra te e il lettore
che vive dall’altra parte della penisola, il parente ritrovato, la
persona che non senti da anni, l’amico che non hai il tempo di andare
a trovare. Utilizzo Facebook per mantenere aperta una finestra sulla mia
vita, così che chi mi vuole bene possa sbirciare e seguire gli episodi
che mi riguardano.
Trovo invece semplicemente
pietoso fare di Facebook il nostro alleato in battaglie demenziali come
mandare messaggi più o meno offensivi, più o meno dissimulati, al
prossimo. Comunicare gli stati d’animo attraverso canzoncine
sostituendole alla conversazione fra persone civili. Magnificarsi
nell’avere un seguito di gente che “ti clicca” dando al “clic”
un valore umano, come se “i followers
di Facebook” fossero “quelli sui quali contare per il resto della
tua vita”. Separarsi in fazioni d’appartenenza (“quelli sono amici
di quello che è il tale che ha bannato quell’altro”). Andare a
caccia di avventure o improbabili storie d’amore, solleticati da una
foto profilo ritoccata con Photoshop.
Nei miei cari anni Novanta, se
ti svegliavi e trovavi il messaggio di un amico con scritto “Quando
sei sveglia, chiamami”, potevi concederti il lusso di ascoltare una
canzone, fare colazione con calma e poi richiamarlo. Oggi ti svegli e,
anziché ascoltare la canzone, ti viene voglia di linkarla sul tuo
profilo di Facebook. Dopo cinque secondi il tuo amico è al telefono
“Ehi, hai letto il mio messaggio? Ho visto che linkavi una canzone su
Facebook e ho capito che eri sveglia, allora ti ho subito chiamata”.
Questo si chiama “pedinare”. Addio colazione.
Io sono su Facebook, ma non
sono Facebook. Lavoro molto col computer perché scrivo e non ho scelta:
sarebbe bello scrivere romanzi con la Bic, ma è un tantino vintage. Mi
piace uscire la sera, bere qualcosa, fare conversazione.
Reputo tutti in grado di
uscire la sera, bere qualcosa e fare conversazione con me.
9. Hai qualche bomba da darci a livello di pubblicazioni?
Posso e non posso. Diciamo che
a gennaio sarò edita da una casa editrice romana, con un breve romanzo
noir dall’atmosfera decisamente claustrofobica.
Ovviamente, durante il 2012,
sarò anche edita in Italia e Germania con short stories chick lit per
Chichili Agency.
Ci sono poi altri progetti in
cantiere, ma per ora li devo tacere.
10. Progetti futuri a livello professionale e personale?
A parte quelli dei quali non
posso fare parola, che ti dicevo sopra, ho intenzione di sistemare
alcuni romanzi che ho lasciato a metà. Gli “incompleti”,
quell’infelice categoria di buone idee che muoiono un attimo dopo
essere nate o, talvolta, a un passo dalla fine. Mi dedicherò a loro e
completerò alcuni lavori per via di una serie di richieste che mi sono
state fatte di recente.
Professionalmente la mia unica
è speranza è riuscire a scrivere qualcosa “nelle mie corde”,
qualcosa che sento mio, come già è avvenuto in passato. Mi piace
ricevere proposte professionali, ma non sempre rispettano ciò che io
“sento di voler scrivere”.
Dal punto di vista personale,
mi auguro solo una cosa: voglio circondarmi di gente positiva, che ami
ridere, che vada dritta al sodo e che non si perda in giri di parole.
Questo desiderio vale per amici, collaboratori e altro.
Gente vera, che ride, che fa
ridere e che sa stare al mondo. Il “mal du vivre” del quale parlava
Chateaubriand è letterariamente affascinante ma, nella vita reale,
rischia di diventare un gran brutto elemento distintivo. Per il mio
2012, intendo sfuggire agli afflitti da “mal du vivre” come fossero
lebbrosi.
11. Sicuramente segui il calcio e tifi per il Bologna, vero?
“Seguo il calcio” è una
definizione troppo alta per me. Diciamo che ho in famiglia due discreti
tifosi e spesso, la sera, si cena guardando il Civ in televisione. Ne
sento parlare, lo guardo, ho le mie opinioni.
12. Cosa ne pensi della squadra?
Ha bisogno di qualche acquisto
per l’anno in arrivo, occorrono rinforzi per evitare la retrocessione.
Inoltre bisogna sperare che non ci siano problemi societari, come si è
già verificato.
13. La prima partita in casa del 2012 sarà contro il Catania. Come pensi
che andrà a finire?
Da ottimista, mi auguro che
vada a finire bene. Per noi. Uno a zero.
14. Facendo gli scongiuri, riuscirà a salvarsi?
Non sarà semplice e temo che
il 2012 porterà con sé qualche sofferenza simile alle pregresse.
Tuttavia ho fiducia in Di Vaio e negli acquisti di gennaio (servirebbero
due difensori, un regista e un attaccante). Speriamo poi in nessun
cambio di panchina perché sconvolgerebbe la situazione: questo perché
eccessivi cambi di allenatore, secondo me, non giovano alla squadra.
Vado a bere una birra al Fuori
Porta con due miei amici che non vedo da un po’. Vuoi venire?
27.12.2011
SPECIALE
CW
INTERVISTA A LORENZO ARABIA DI MARCO GRAZIANI
1- Lerry, nato a Bologna il 10 ottobre...
1973!
2- musicista e scrittore...
Come scrivo nelle quarte di copertina… apprendista scrittore, perché ho ancora molto da imparare, e musicista proletario perché non sono e non voglio essere il "leader" dei gruppi in cui suono…
3-
Da dove iniziamo? Dai libri! Parlaci un po' di quello che scrivi, e perchè...
Scrivo storie reali. Biografie di musicisti che mi
piacciono, oppure storie che mi hanno appassionato. Ho scritto, insieme a
Gianluca Morozzi, la biografia dei Gang, di cui siamo grandi fan. Per quanto mi
riguarda anche di più, perché ritengo Sandro e Marino Severini (fondatori,
chitarrista e cantante dei Gang nda) i miei eroi, almeno nel contesto musicale!
Sono gli unici veri combat-rocker che ci siano in Italia!
Poi, assieme a Eraldo Turra (il meno magro dei
Gemelli Ruggeri nda), ho radunato e scritto la storia del cabaret fatto a
Bologna, una storia che, almeno negli ultimi anni, ho vissuto in prima persona.
L'ultima fatica che ho pubblicato è invece la biografia di Ivan Graziani, il
mio cantautore preferito in assoluto, fatta col prezioso aiuto della sua
famiglia… insomma scrivo quello… che vorrei leggere!!!
4- In genere leggi? Parlaci di questo tuo
hobby, dei tuoi scrittori preferiti e dei tuoi libri preferiti.
I miei libri preferiti naturalmente sono le
biografie! A livello di narrativa sono un fan di Gianluca Morozzi e di Paolo
Nori. Mi piacciono molti altri autori, ma
non tutto quel che hanno scritto. Per esempio Alta fedeltà di Hornby moltissimo, molto meno gli altri suoi romanzi.
5- Veniamo alla musica, suoni negli
Avvoltoi, com' è nato questo rapporto?
Conosco Moreno Spirogi, fondatore e cantante degli
Avvoltoi, da molti anni. Bologna è davvero piccola, e fra musicisti ci si
conosceva praticamente tutti… Ho suonato in un suo gruppo, gli Spirogi Circus,
molti anni fa, era un periodo in cui gli Avvoltoi erano nel congelatore, e devo
dire che ci siamo divertiti molto, oltre a toglierci molte soddisfazioni come
suonare insieme a Eugenio Finardi, Gang, Claudio Lolli, Modena city Ramblers…
6- che musica ascolti? Quanto influisce
nel tuo lavoro?
Ascolto molta musica, parecchia radio e soprattutto
del passato. Della musica straniera prima di tutto Beatles, Clash e Who, poi il
rock inglese degli anni sessanta/settanta fino a certo pop anni ottanta . Di
quella italiana appunto Ivan Graziani, Gang, Diaframma, Battisti e i cantautori.
7- Qualche progetto solista?
Noooo,
il proletario lavora in fabbrica, assieme agli altri!
8- Veniamo alla tua vita privata, ai
fatti tuoi: fidanzato?
Yes, con una misteriosa blogger/scrittrice…
9-
come riesci a far convivere musica, libri e lavoro? Perchè lavori, vero?
Con..una grandissima fatica! Ma soprattutto con la
passione. D'altronde, lavorare mi permette di potermi dedicare senza "ansia
da risultato" alle mie passioni!
10- Parlaci della tua città, Bologna.
Che rapporto hai con lei?
Grande amore, tanto che le ho dedicato uno dei miei
libri, e tanto odio per tutti quelli che la trattano male. Sono tanti.
11- veniamo all' attualità: come vedi il
presente del tuo paese? e il futuro?
Spero che presto il popolo torni sovrano, a costo di
scendere in piazza sul serio. Non se ne può più di essere governati da questi
cialtroni, da una parte e dall'altra.
12- il tuo futuro, come lo vedi?
Spero con a fianco la chitarra per suonare e il pc
per scrivere!
08.12.2011
1- Paolo Alberti,
nato a Bologna il ...
... 31 marzo 1971. Quartiere Bolognina, poco lusso, ma tante storie pronte per essere raccontate. Famiglia tutto sommato normale, sempre che esistano famiglie normali. Un’adolescenza al Liceo Copernico, al quale mi legano i ricordi forse più divertenti della mia vita, poi l’università, facoltà di giurisprudenza. Un erroraccio. Infatti, mai pensato minimamente di proseguire quel percorso, più formativo per la vita sociale che per lo studio in se’. Alla fine, ho dovuto scegliere come campare. E l’ho fatto lavorando nel mondo dell’organizzazione di eventi e nel turismo. Le classiche situazioni che fanno dire a chi ti ascolta “Che bello che dev’essere…”. Bè, giuro, la realtà è un pelo diversa…
2-
Quando ti è venuto il dubbio di poter essere uno scrittore?
Più o meno a fine liceo. Leggere, e la letteratura classica, sono stati compagni di vita da sempre. A casa avevo una biblioteca fornita su cui allenarmi. Ma è stato al liceo che è nata la passione vera anche per la scrittura. Ovvio, all’epoca era veramente solo un “dubbio”. Scrivevo racconti, anche insieme a Gianluca Morozzi, mio compagno di classe, che rimanevano chiusi nei cassetti o clamorosamente e meritatamente respinti da riviste e concorsi. Diciamo che in quella fase era solo un passatempo, senza neppure la speranza potesse diventare una realtà. Poi…
3- a poco dall'
uscita del tuo secondo lavoro, parlaci un po' del tuo primo romanzo "sei
caffè", e la sua genesi... (di cosa parla?)
"Sei Caffè" è stato il mio primo romanzo “solista” dopo "Le Avventure di zio Savoldi" , scritte con Gianluca. E’ una storia che avevo in mente dai famosi anni di vita sociale intensa all’università. Nasce da lì, da un episodio realmente accaduto a me e ai miei amici dell’epoca, ovvero quello di essere di punto in bianco perseguitati da una voce telefonica che ossessivamente, ogni notte, ci telefonava (a casa, non c’erano i cellulari…) per metterci paura. Riuscendoci, per altro. Nel nostro caso il Maniaco della cornetta smise, così, di colpo. Nel caso del romanzo ovviamente no. E allora viene descritta la vita di un gruppo di ragazzi alle prese con un problema assurdo e inquietante, che spezza la loro normalità. Fino a quando il Maniaco non decide di attivarsi non solo telefonicamente. Il finale è piuttosto a sorpresa, direi.
4- e adesso parlaci
del tuo nuovo lavoro, "anche gli orsi faranno la guerra" da cosa è
nato e come è nato.
Senza rinnegare il precedente, ammetto che questo romanzo per quanto mi riguarda è una svolta. Non solo perché l’ha scelto e pubblicato Rizzoli, quindi una grande casa editrice. Ma perché ho provato, spero riuscendoci, un “cambio di passo”. Una storia dura, lontana dalla leggerezza che spesso accompagna ciò che scrivo. "Anche gli orsi faranno la guerra" nasce da ciò che ho avuto l’onere e l’onore di vedere e ascoltare. Sia chiaro, non ho mai partecipato a una guerra, manco ho fatto il militare, e non ho mai fatto uso di eroina. Ma sono state, le guerre nella ex-Jugoslavia e la tossicodipendenza, due cose che ho potuto conoscere abbastanza da vicino. Sono stato più volte in quei territori devastati, osservandone la realtà e ascoltandone i racconti. E nel quartiere in cui vivevo gli eroinomani erano presenze comuni. Ho anche potuto avere la consulenza di un amico tossicologo, Stefano Mellini, che mi è stato molto di aiuto, nella nascita dell’idea del romanzo. E allora, con tutto il rispetto per la sofferenza altrui, ho provato a mettere insieme queste cose, a immaginarmi l’atrocità di un conflitto etnico devastante, vissuto attraverso gli occhi di un adolescente, costretto a bucarsi per non soccombere.
5- Ti ispiri a
qualche scrittore? Quale ti piace di più? E cosa leggi in genere?
Non mi ispiro direttamente, ma è indubbio che sono molti gli autori che segnano la vita di chi scrive, me compreso. Leggo e ho letto letteratura varia. Dai classici, russi compresi, in gioventù, ai concittadini Morozzi e Brizzi. Ho amato da adolescente, come tutti i miei coetanei, King. Ho avuto un periodo di passione per il Sudamerica, quindi ad esempio Sepulveda e Garcia Marquez, per certi francesi geniali come Queneau, e oggi prediligo la letteratura americana contemporanea: Auster, Fante, Roth, McCarthy, Richler, per dire. Amo e mi diverte Lansdale. E ogni tanto “ritorno in patria” con il noir di Carlotto. Insomma, è una gran fortuna, credo, poter pescare in un mare così vasto se hai quel tipo di passione.
6-In quale genere
letterario si possono "mettere" i tuoi lavori?
Non amo scrivere per un genere letterario. E non amo farlo perché non ne sono capace, tutto qui. Anzi ammiro e un pizzico invidio chi riesce a riproporsi costantemente con lo stesso filone, magari anche con gli stessi personaggi: Camilleri, Carlotto, Lansdale o Morozzi stesso sono in grado di uscire con un libro nuovo restando fedeli a protagonisti, ambientazioni, tipologie di storie precedenti. Io non riesco. Mi innamoro dell’idea della storia, di questo o quel personaggio che invento, ma poi gli sono infedele. Finito il romanzo penso ad altro. Cerco altro. Poi magari, se avrò ancora la fortuna di pubblicare, di far diventare questa passione un vero e proprio mestiere, toccherà farlo e impararlo. Ma al momento, e con la mia limitata produzione, ho percorso strade differenti. Con "Le Avventure di zio Savoldi", io e Gianluca abbiamo scritto racconti molto ironici e autoironici, sulla falsa riga dei romanzi divertenti e calcistici, primo fra tutti "Febbre a 90°". Con "Sei Caffè", mi sono cimentato con una storia noir, affiancandole situazioni grottesche e scanzonate, tanto che qualcuno ha parlato di un genere diverso, il Progressive Noir. Ma non chiedetemi cosa sia… Ora, "Anche gli orsi faranno la guerra" è semplicemente un romanzo. Un romanzo di guerra, forse, ma non solo. E’anche un romanzo sull’innocenza perduta, sulla crescita. O, come l’ha brillantemente definito l’editor Rizzoli, un romanzo di de-formazione.
7- Citando Lansdale:"
La letteratura non deve risolvere i problemi, semmai [deve] segnalarli...
Consciamente o no, uno scrittore coglie i segni e intuisce i tempi che
verranno" ti piace la realtà che ti circonda? Ti piace quello che vedi e
poi racconti?
Bè, credo che
sia impossibile essere completamente slegati dalla realtà. Se si vuole scrivere
più o meno seriamente, anche storie leggere. Nel mio caso, tanto o poco, ciò
che mi circonda è fonte di ispirazione e torna nei romanzi. Anche e soprattutto
ciò che non mi piace. Anzi, è proprio ciò che non mi piace che mi colpisce e
che quindi ho voglia di “segnalare” scrivendo. Troppo facile raccontare solo
cose piacevoli o spensierate. In questo senso Anche gli orsi faranno la guerra
è un esempio perfetto. Avevo per le mani sensazioni, storie, immagini dolorose,
ma drammaticamente vere. E le ho romanzate.
8- a livello di
musica, cosa ascolti, e se, in che modo ti aiuta nello scrivere?
Come nella letteratura, sono un fan infedele. Se proprio devo dire cosa mi piace o ascolto maggiormente, direi rock, Led Zeppelin, Stones, ecc. Ma non sono un purista della musica, non ne ho i mezzi. Nello scrivere la musica mi aiuta come sottofondo mentre scrivo, spesso. O come ambientazione, come colonna sonora immaginata di quanto sto scrivendo.
9- Parlaci un po'
delle donne della tua vita e di come hanno lasciato il segno.
Non amo raccontare molto della mia intimità. Come tutti, credo, sono stato “segnato” e ho “segnato” la vita di chi mi stava a fianco. Poco, molto? Dipende. Attualmente e da un bel po’ condivido la mia vita con una persona a cui devo molto. Anche letterariamente. Anche solo per la pazienza nel sopportare uno che per ore non considera altro che il pc su cui scrive o che ha le sue “paturnie” rispetto a una pubblicazione o a un articolo. Poi, ovviamente, lei è presente nei miei scritti. Non direttamente, ma nascosta in qualche particolare.
10- Prima di
diventare scrittore, cos' eri o cosa sei a livello professionale?
Come dicevo, non potendo (ancora…) campare di scrittura, tocca lavorare. E faccio quel che ho sempre fatto. Marketing. Nome orrendo di una professione orrenda.
11- il tuo rapporto
con Bologna, città in cui vivi?
Facile dire che amo Bologna. E vero. Ci sono nato, la vivo, mi piace, è divertente, nonostante sia cambiata (ma quale città non lo è?). Malgrado questo sentimento forte, riesco però a vederne i difetti. Uno su tutti, è il suo provincialismo truccato da grandeur. Siamo fondamentalmente snob, qui. Ci percepiamo come molto aperti, accoglienti, attenti alla cultura, ce la tiriamo con l’Università, con l’aria creativa che si respira sotto i portici. Cose vere, ma in parte. In realtà, e basta girare il mondo in realtà simili, non siamo né così accoglienti, né così “avanti” e internazionali come crediamo. Basta osservare l’ambiente culturale, di Bologna. Vivissimo e di alto livello. Ma proprio per quello molto autoreferenziale, quasi da circolo vizioso. Scrivo queste righe poco dopo essere stato al concerto di Paul McCartney, per altro fantastico. Ecco, in una città che tutti diciamo un po’ morta, in declino, ci capita una roba così, un evento mondiale e storico, e tanti storcono il naso, leggo articoletti sulle cronache locali in cui si cela una velata critica, risvolti di nessunissimo valore artistico. Un appuntamento del genere, capitasse, che so, a Valencia, avrebbe altra accoglienza e un impatto mediatico enorme. Qui, sembra quasi dovuto, una seccatura inevitabile, manco fossimo Liverpool…
12- Sei un curvaiolo
incallito, quando è nato il tuo amore per il Bologna?
E’ nato in occasione di Bologna-Milan, 0 a 1, gol di Maldera, annata 1978/79. La mia prima partita allo stadio, con mio padre. Amore a prima vista. La curva, l’odore, quelle maglie. Cazzo. Rimasi folgorato.
13- Come vivi il tuo
amore con Lo Squadrone che Tremare il mondo Fà(ceva)?
Mi appassiona e vivo la cosa dandoci dentro, per così dire, anche perché faccio parte di quello che si chiama “tifo attivo”. Insomma, faccio quel che posso.
14- Aspettative
calcistiche?
Da anni, purtroppo, sopravvivere è l’obiettivo massimo del Bologna. Non mi piace, ma non posso farci nulla. E mi adeguo. Aspettando che il destino ci riservi gioie e dignità maggiori in futuro.
15- Progetti futuri,
sia a livello professionale che a livello personale.
A livello professionale, sono contento di quel che ho, specie in un momento in cui avere un lavoro è già una gran fortuna. Sul versante letterario ho già pronto un romanzo, sono a metà di un altro e ho nel cassetto una raccolta di racconti. Insomma, incrocio le dita. E spero che qualche editore, Rizzoli o altri, abbia ancora voglia di darmi fiducia. Sul lato personale stretto, bè, lì il destino uno se lo crea. Spero di esserne all’altezza.
14.11.2011
1-
Daniela Bortolotti, nata a Bologna il... (breve storia)
Vivo a Bologna, dove sono nata trentacinque anni fa.
Informatica per caso, blogger per vocazione e scrittrice per passione,
divido la mia vita con Lerry e due gatti ciccioni e viziati.
2-
Quando ti è venuto il dubbio di poter essere una scrittrice?
Sono sempre stata una scrivente e
non so se sarò mai una vera e propria scrittrice, anche se la volontà c’è
sempre stata: di raccontare le mie giornate, le mie opinioni. Dapprima sulla
carta del diario, poi sul blog e ora di nuovo alla carta… stampata!
3-
è appena uscito il tuo primo libro "se scrivi ti sposo". Di
cosa parla? in che genere lo si può inserire?
Io lo definisco a metà fra la chick-lit e Nick Hornby. Ovvio, non ho il suo
talento (!) ma Rosalinda, la protagonista, ama molto le liste come il
protagonista di Alta fedeltà e infatti la trama gira appunto intorno a una
lista di scrittori che si mette in testa di impalmare, al solo scopo di far
scrivere a loro la storia della sua interessantissima vita. Ci riuscirà? Chissà.
4- come è stato
accolto dalla critica e dal pubblico?
Finora recensioni positive, da amici e lettori del blog. Aspetto al varco la
mattonata che infrangerà i miei sogni di gloria: non si può piacere a tutti!
5- da dove hai preso
l' ispirazione? com' è nata l' idea?
C’è una canzone che dice “dai diamanti non nasca niente e dal letame
nascono i fiori”. A volte ho vissuto, specie nei rapporti con l'altro sesso,
delle avventure talmente al limite del paradossale che ho pensato di metterle a
frutto, di condividere non solo il racconto delle pure esperienze, ma anche di
come ero, nella maggior parte dei casi, riuscita a lasciarmele alle spalle con
una classica risata. Ne è nata una serie di post divertentissimi che sono
piaciuti un sacco ai lettori del blog, così ho preso ispirazione dai post
migliori e ho cercato di collegarli attraverso una storia che però non avesse
(quasi) nulla di autobiografico.
6- sei una persona
che legge? Che tipo di autori/ libri ti interessano? quanto influiscono nel tuo
scrivere?
Chi si cimenta con la scrittura a mio avviso deve per forza leggere, altrimenti
non può avere percezione di cosa si accinge a fare. Io leggo moltissimo,
ovviamente quello che riesco a ritagliare fuori da lavoro, famiglia, impegni,
gatti, ecc… sono sicuramente una fan della letteratura italiana contemporanea
e prediligo acquistare i lavori degli scrittori emergenti o comunque
giovani(listi) per alimentare la cultura dal basso e anche quel circolo virtuoso
che è in grado di far conoscere veri e propri talenti. Non ti faccio una lista
di nomi perché sono certa che dimenticherei qualcuno!
7- ascolti musica?
quale preferisci?
Qua i nomi posso farli, non dovrei offendere nessuno! Vivo con un musicista e
quindi non posso esimermi dall’ascoltare musica tutto il giorno. I miei gruppi
preferiti, in rigoroso ordine sparso: Abba, R.E.M., Who, Beatles.
8- cosa fai nella
vita, oltre a scrivere?
Sono impiegata nel settore Information Technology. Poi, oltre a curare la mia
casa e la mia famiglia, sono vicepresidente dell’associazione Girl Geek
Dinners Bologna, che si occupa di valorizzare la figura professionale femminile
nel mondo del lavoro. Faccio reading e sono anche prestatore di voce: registro
gli audio-libri per i non vedenti, per l’Unione italiana ciechi. Inoltre,
ultimo ma non ultimo, collaboro come autore a vari blog, dei più svariati temi:
dal gossip alla politica. Se resta tempo, cazzeggio su Internet!
9- parlaci della TUA
Bologna, del rapporto che hai con la tua città.
Amo la mia città, ci sono nata e ho delle radici molto profonde che mi
hanno fatto pensare tante volte di trasferirmi, ma che non mi hanno mai permesso
di farlo realmente. Il romanzo è completamente ambientato qui e mi sono
divertita a descrivere un aspetto tipico dei miei concittadini, che è quello di
fare bidoni agli appuntamenti per l’eccessivo proliferare di eventi mondani.
In realtà Bologna, rispetto a tanti anni fa, è spenta: mi chiedo che fine
abbiano fatto i “biasanot” degli anni Sessanta, che fanno parte dei racconti
tramandati dai miei genitori. Dobbiamo capire dove finisce il diritto al riposo
e dove comincia l’intolleranza e lasciare che la città torni a brillare anche
di notte.
10- qual è il tuo
rapporto con i social network? hai anche un blog, parlacene pure
Sono una donna tecnologica, il mio rapporto coi social network è molto
stretto. Ho una forte identità in Rete e il mio alter ego, Ladra di Caramelle,
è abbastanza noto se non in tutta Italia, senz’altro a Bologna. Trovo che
siano uno strumento eccezionale, ma solo uno strumento da usare e non viceversa.
Il mio primo blog è nato a fine 2003 e parlava principalmente di fatti miei:
cosa facevo, dove andavo, come trascorrevo le mie giornate. All’inizio nessuno
mi si filava, ma poi negli anni ho fidelizzato un certo pubblico con cui ho
stretto rapporti anche nella vita reale e adesso, per me, utilizzare questo o
altre piattaforme come Facebook o Twitter , è principalmente un modo per
restare connessa con tutti.
11- il tuo moroso
suona in un gruppo, lo segui o lo aspetti a casa?
Cerco di seguirlo il più possibile. Principalmente per sostenerlo, ma un po’
anche per marcare il territorio!
12- segui il calcio?
Per che squadra tifi?
Non seguo tanto il calcio, lo preferivo un tempo ma oggi quello che sento è più
che altro polemica su chi ha comprato chi e quale arbitro è stato corrotto e
quale presidente è finito in prigione… diciamo che mi è passata un po’ la
poesia del gioco, leale e pulito come l’ho sempre inteso. Ad ogni modo, sempre
e comunque, forza Bologna!
13- hai qualche
progetto futuro, a breve o a lungo termine?
A breve termine: nei prossimi mesi uscirà un'antologia a tema musicale per
la Tasso Edizioni e contiene un mio racconto. È la prima volta che provo a dare
una svolta noir a qualcosa che scrivo e non ho idea se piacerà o meno... Nel
lungo termine, invece, ho in mente l’idea per un prossimo romanzo, penso che
sfrutterò le vacanze natalizie per provare a scrivere qualcosa.
14- per cena cosa
mangi?
Di solito dipende da quello che cucina Lerry, che è molto più bravo di me.
Soprattutto a fare la pizza!
30.11.2011
E' un' Alessandro Berselli vestito, se si può dire, da cartola quello che si presenta in camicia attillata e pantaloni beige in una baracchina di via Zanardi zona Pescarola, nel giorni di San Petronio patrono di Bologna, verso l' ora dell' aperitivo, in un contesto di cinni urlanti e aerei atterranti/ decollanti.
1- Alessandro
Berselli, nato a Bologna il 12 dicembre 1965...
Partiamo dal presupposto che non credo molto alle biografie degli scrittori, in quanto non le reputo molto interessanti. Sono più interessanti le cose che scrivono e quelle che fanno. Diciamo che sono arrivato alla scrittura molto tardi, e questo tra l' altro è stato anche un bene, perchè a volte mi capita di rileggere cose che ho scritto a vent' anni e le trovo agghiaccianti. Se esiste un Dio di certo è quello che mi ha impedito di pubblicare i miei racconti fino ai trentacinque. La scrittura è fantastica: ti permette di esprimere quello che hai dentro, le tue storie, utilizzando a volte quelle degli altri, inventando personaggi. Devo dire che forse la mia vita passa attraverso le cose che ho scritto, e in ogni mio libro ho trovato qualcosa della mia esistenza. Personalmente non credo all' autobiografismo, ma penso che lo scrittore debba prendere i fatti della sua vita e poi trasformarli. Fa sempre ridere la domanda "quanto c' è di te nei tuoi personaggi?", per me la risposta è sempre “non ne ho la più pallida idea”. Quello che si deve sapere della mia vita, il lettore lo può ricavare in qualche modo leggendo tra le righe dei miei romanzi.
2-
Su facebook, alla voce "professione" c' è scritto: scrittore,
informatore editoriale e docente di scrittura creativa. Scrivi e insegni: un
personaggio di cultura a 360°!
Partiamo subito dicendo che in Italia, è difficile vivere di scrittura, e sono pochi quelli che ci riescono. Quelli che magari ce la fanno,tipo Lucarelli, sono spesso anche sceneggiatori, o personaggi televisivi. Purtroppo in Italia scriviamo tanto, ma si legge pochissimo, spesso tutti le stesse cose, quindi quelli che non sono degli scrittori da 100.000 copie, quelli che si trovano nelle "terre di mezzo", per far quadrare i conti devono fare altro. Diciamo che ho cercato di scegliere tre cose che hanno a che fare con l' editoria e con la scrittura, quindi mi occupo di editoria scolastica, che è il mio lavoro principale, quello che tra l' altro mi veicola i corsi di scrittura nelle scuole, insegnando ai ragazzi come si narra una storia. Perchè nelle scuole si parla molto di scrittura, ma poco di scrittura creativa. Di solito parto sempre con un esempio: ci sono barzellette che ti fanno ridere un casino, ma se raccontate male è meglio lasciar perdere! L' obbiettivo che mi pongo come insegnante di scrittura creativa è quello di insegnare ai ragazzi a raccontare bene le barzellette. Mi capita spessissimo di incontrare ragazzi che sanno scrivere benissimo, ma che non sanno raccontare storie.
3- Parlaci del tuo
essere scrittore, com' è nato l' Alessandro Berselli scrittore? Quando ti sei
accorto di essere tale?
Questa è una di quelle domande che mi fanno sempre, alle quali io sistematicamente non so rispondere. Se ci penso tornando indietro con la mente, probabilmente ho sempre scritto, già dalle elementari, fumetti, favole di cinque pagine. Penso ci sia un DNA dello scrittore, qualcosa che ti porti dentro, e che poi con il tempo affini. Scrittore vero e proprio lo sono diventato molto tardi: una ventina di anni fa praticavo un tipo diverso di scrittura, umoristica, tra l' altro sono anche andato al Maurizio Costanzo Show e ho collaborato con la rivista Comix, almeno fino a quando non mi sono accorto che di scrittura comica in Italia non si vive, o sei un comico Zelig o niente. Quindi, intorno ai quarant' anni ho pensato di cambiare genere, appassionandomi alla letteratura noir, non nascondo anche per convenienze commerciali, in quanto il noir è molto gettonato. Il noir peraltro ti aiuta a parlare anche di altre cose, in quella che può essere una storia di investigazione, ci puoi mettere di tutto: c' è chi parla del problema degli extra comunitari, chi di problemi interpersonali. Io preferisco parlare della parte psicologica, diciamo che è un modo per parlare dei problemi della vita, ci metti in mezzo il morto e tutto quello che ne consegue, fai divertire la gente e il gioco è fatto.
4- Come nasce un
tuo libro?
Anche in questo caso, non ho una vera risposta. Il più delle volte dalla quotidianità, non dai grandi casi di cronaca come Amanda Knox, Garlasco o altro. Ricordo che una volta entrai in una scuola per un corso di scrittura, e incontrai un bidello. Questo bidello era torvissimo, mi guardava strano e guardava male anche i ragazzi; mi ero proprio fatto l' idea che fosse uno psicopatico. All' uscita dalla scuola quest' idea mi è rimasta in testa, tant' è che, appena tornato a casa ho scritto un racconto chiamato "il bidello". Con il tempo, l’ho poi conosciuto quel bidello, l' avevo semplicemente beccato in una giornata storta, aveva, per usare un francesismo, i maroni girati, ma ormai era tardi e l' idea era già partita e il racconto già stato scritto. Ma i racconti possono nascere anche da cose successe: una volta ho scritto un racconto intitolato "I don' t like mondays!". Avevo letto la storia di questo tipo che un lunedì mattina si era svegliato male, era andato a scuola e aveva fatto un massacro, e come giustificazione aveva detto "I don' t like mondays!", "non mi piacciono i lunedì!". Ogni tanto penso al film con Michael Douglas, "Storie di ordinaria follia", dove il protagonista impazzisce nel traffico. Secondo me, quell' idea lì, a chi ha scritto quel soggetto, è venuta una mattina nella quale era imbottigliato nel traffico e ha pensato:" e se io avessi un mitra?..." e da lì parte l' idea.
5- Raccontaci di
cosa parlano.
Non sono per il giallo investigativo, o quello dove c' è il detective che risolve il caso, preferisco rimanere nelle menti dei personaggi. I miei protagonisti spesso sono i colpevoli o le vittime, mai i buoni, anche perchè nei miei libri di buoni ce ne sono sempre pochi, e quei pochi che ci sono, muoiono o sono morti, facendo contento il lettore. Per esempio, ne"Il silenzio degli innocenti", di Jodie Foster non te ne frega niente, il personaggio che ti piace è Hannibal Lecter, quindi parteggi per il cattivo. Cerco di scrivere libri dove il lettore deve parteggiare per il cattivo.
6- Qual' è quello
che per te è riuscito meglio??? E
quello che ha avuto più successo?
Quello che è riuscito meglio, di solito per lo scrittore è sempre l' ultimo, perchè sembra sempre quello più simile a com' è il suo stato d’animo in quel momento. L' ultimo si intitola "Non fare la cosa giusta", un libro che ha per protagonista un quarantenne, con una vita all' apparenza perfetta, ma che poi si scopre non essere tale. Ad un certo punto il protagonista si dice:" Mi son rotto di fare sempre la cosa giusta, adesso basta, faccio quella sbagliata!" Per esempio tradire la moglie, essendo un fedifrago latente, uno che ha sempre avuto il desiderio di tradire, ma non l' ha mai fatto. Durante uno di questi amplessi extra coniugali non risponde al telefono, si scoprirà poi che la chiamata veniva dalla figlia che in quel momento veniva uccisa da... non si sa chi! E' un libro sulla crisi di coppia, sui sensi di colpa, con uno sfondo nero! Quello che ha avuto più successo è sicuramente "Cattivo", che parla di un diciassettenne di buona famiglia bolognese. Ha spopolato nelle scuole, ma è piaciuto molto anche agli adulti, perchè c' è molto dell' essere diciassettenne. E' un racconto che si legge in un' oretta, ma è quello che mi ha dato più soddisfazioni, è stato anche ristampato.
7- Parlaci un po' dei personaggi che fai vivere nelle tue pagine, chi
sono? Nel crearli prendi spunto dalla realtà, o nascono dalla tua fantasia?
I personaggi arrivano
quando meno te l' aspetti. Per me è come se gli scrittori riuscissero ad
entrare in altri mondi, dove vedono la gente che fa altre cose rispetto alla
realtà. Non c' è una regola: possono essere personaggi inventati, ma non del
tutto, oppure persone che conosci, dalle quali prendi qualche spunto, che poi
vai a shakerare e diventano un personaggio.
8- Cosa significa
per te essere uno scrittore oggi?
Credo che avere la possibilità di scrivere, di pubblicare le mie storie, sia il regalo più bello che mi potesse capitare. A dire il vero a vent' anni volevo fare il chitarrista haevy metal, ma poi alla mia età risulterei finito, quindi meglio lo scrittore, dove anche a sessant' anni ti considerano un' emergente, prendete Camilleri, per esempio. La cosa bella è poter raccontare storie, ma il top sono i ritorni dai lettori: adesso con i social network, puoi sapere cosa pensa la gente di quello che scrivi praticamente in diretta, mentre negli anni '80, compravano il libro e era finita lì!
9- Quali difficoltà
hai incontrato nel diventarlo?
Tante ed enormi. Non è facile pubblicare in Italia, se lo vuoi fare senza compromessi, evitando di pagare. Ci sono molte presunte case editrici che propongo contratti- capestro tipo:" se ti pubblico il libro, tu me ne compre 600 copie!" Il dramma è che con 600 copie loro si coprono tutti i costi della tiratura. Ti faccio un esempio: a una di queste case editrici sono stati mandati dei post presi da face book senza senso, e loro hanno risposto che erano interessati alla pubblicazione. Si potrebbe anche mandare l' elenco telefonico e non cambierebbe nulla. In realtà a loro interessa solo chiederti o i 3000 €uro del caso o l' acquisto di un tot di copie. Al momento ho fatto quello che è il percorso classico: ho iniziato con una piccola casa editrice che pubblicava senza costi, per poi passare ella Pendragon di Bologna, buon editore locale, per arrivare a Perdisa, casa specializzata sul noir, ma con tiratura nazionale. Ovviamente non come una Feltrinelli o una Mondadori, ma per lo meno sono nei negozi, nelle librerie Coop, nei Mel Book Store e nelle Feltrinelli. Come consiglio agli scrittori emergenti, dico di non saltare subito alla grande casa editrice, ma di andare per step.
10- Di che genere
ti senti scrittore?
Direi noir, ma non quello classico, più psicologico: non me ne frega niente di scoprire l' assassino, mi interessa entrare nella testa della gente, stare nella mente dell' assassino.
11- C' è qualcuno
che fa da "cavia", che legge i tuoi libri prima degli altri?
Si. Ovviamente la mia compagna, ma non basta, perchè è implicata sentimentalmente. Il problema di far leggere le tue cose alle persone che ti vogliono bene è che sono di parte, puoi fargli leggere qualsiasi cosa che diranno che è ottimo, o magari non lo leggeranno, ma sarà ottimo lo stesso. Poi gli scrittori amici, essendo già dentro il tessuto dei narratori bolognesi ce ne sono vari che si prestano ad una lettura. Poi tutto il lavoro fatto dalla casa editrice. Un' altro mito un po' da sfatare è pensare che uno invia uno scritto e questo viene pubblicato così com' è! Non è assolutamente vero: a volte cambiano il titolo, a volte non piace il finale, a volte è troppo corto. Il lavoro degli editor è molto importante perchè tu come scrittore spesso non ti accorgi di alcune cose da sistemare.
12- Se qualcuno si
volesse avvicinare alle tue opere, da quale gli consiglieresti di iniziare?
Dico dall' ultimo "Non fare la cosa giusta", perchè è quello che, come ho detto prima, sento più vicino al mio essere scrittore. Anche "Cattivo", che è molto breve, ma dà già l' idea del mio approccio alle storie.
13-
C' è qualche scrittore che ti piace?? Cosa leggi in genere?
Cito Lansdale,
che riconosco come uno dei miei scrittori fondamentali. Mi sono formato con la
letteratura classica, con molte cose del '900, italiane ed europee, cose che
adesso non riuscirei a leggere neanche con una pistola puntata alla testa,
Kafka, Joyce. Gli anni '70 di Stephen King, con cose psicologicamente toste ed
un bel spaccato dell' America di quel tempo. Tra le ultime mie letture mi ha
colpito molto "Libertà" di Franzen, perchè lo sento molto vicino
alle mie corde, 600 pagine bevute d' un fiato. Di italiano non leggo molto. Ho
amato molto Ammaniti, ma gli ultimi due libri non mi son piaciuti. La
letteratura bolognese naturalmente, e non solo per obbligo di contratto.
14-
La musica, che ruolo ha nella tua vita e quale ascolti?
Di musica ne
ascolto tantissima. E'presente in quasi tutti i miei libri, di vario genere, ma
principalmente rock. In "Io non sono come voi" il protagonista è un
trentacinquenne che viene dal grunge, quindi Nirvana, Alice in chains.
"Cattivo" è heavy metal, mentre devo dire che, in "Non fare la
cosa giusta" di musica non ce n' è tanta, solo quella della figlia del
protagonista che ascolta trip pop, musica elettronica, Chemical Brothers,
Massive Attack, roba he sento lontana da me. L' ho voluta mettere comunque,
perchè non si può sempre parlare di rock e basta. Nel romanzo che uscirà,
non il prossimo ma quello dopo, la musica tornerà prepotentemente.
15-
Citando
Lansdale:" La letteratura non deve risolvere i problemi, semmai
[deve] segnalarli... Consciamente o no, uno scrittore coglie i segni e intuisce
i tempi che verranno" ti piace la realtà che ti circonda? Ti piace quello
che vedi e poi racconti?
Sono pienamente
d' accordo con la citazione di Lansdale, perchè detesto la letteratura
pedagogica, quella che ti vuole insegnare come vivere. Secondo me il compito
della letteratura è raccontare una storia, e cercare di suscitare nel lettore
qualche domanda, che poi viene elaborata. Una domanda che mi è stata fatta con
"Cattivo" è:" che cosa volevi dire con questo racconto? Volevi
fare uno spaccato degli adolescenti di oggi?" Assolutamente no! Volevo
parlare di questo Luca Parmeggiani, proveniente da una famiglia della Bologna
bene, al quale piace ascoltare musica metal, va a culo col mondo e fa
parte di una baby gang che semina il panico a Bologna. Non volevo dire che i
diciassettenni sono tutti dei bulletti e che ascoltano musica metal, ho
semplicemente raccontato una storia, dalla quale, se nasce un dibattito o una
riflessione, ben venga.
16-
Cosa pensi dell' Italia di oggi? Cosa ti aspetti dal futuro?
Dell' Italia di
oggi penso tutto il male possibile. La cosa tragica è che non so cosa
aspettarmi dal futuro. A livello politico ormai non credo più a niente, è
chiaro che mi sento lontano da quello che è il governo che ci dovrebbe
rappresentare, ma devo dire che non mi sembra che l' opposizione si stia
comportando come tale. Sono dell' idea che se c' è della gente che comanda è
perchè qualcuno glielo lascia fare, e in questo momento, lasciano fare di
tutto. Se il governo è lì, è probabilmente perchè gli italiani pensano che
non ci sia di meglio, è sconsolante ma è così. In futuro spero qualcosa di
nuovo, gente che abbia voglia di lavorare e non pensi solo a se stessa.
17- Che rapporto hai
con i mass- media, internet e i social- network?
Ottimo! ci vivo. Li trovo un sistema fantastico per interagire e
comunicare con i tuoi lettori, e anche con il mondo in generale. Puoi
raggiungere chiunque quando vuoi, e avere il feed- back di una cosa che hai
scritto, o hai fatto. La gente sa dove trovarti, e per uno scrittore che crede
nel rapporto con il suo pubblico è fondamentale. Sono un attivista dei social
network, facebook è una parte fondamentale del mio essere scrittore
18- Della città nella quale
vivi cosa ci racconti? Che rapporto hai con lei?
Il rapporto che ho con la mia città è ottimo. E mi sono stancato di
chi dice che Bologna non è più quella di venti anni fa: OVVIO, in vent' anni
di cose ne cambiano, Bologna, l' Italia, il mondo e la gente! Nessuno è quello
di vent' anni fa! Non credo nemmeno sia una città così pericolosa: ha un pò
di degrado, perchè è una città di 400.000 abitanti di cui quasi un quarto
sono studenti fuori sede, che per cinque anni vengono qui, studiano e si
divertono, giustamente, come da statuto, ci sono i punkabbestia e i barboni,
d’accordo, ma mica sono assassini, no? Chiaro che non ha avuto delle
amministrazioni particolarmente entusiasmanti. Punto sull' assessore alla
cultura che mi sembra partito con il piede giusto, sento parlare di un concerto
dei Radiohead in Piazza Maggiore per la prossima estate o dei Pearl Jam, e ha
fatto già un bel festival del jazz. Fino ad ora, Bologna mi sembra un po'
provincialotta, mai una mostra significativa, mai un concerto importante, non
è più la Bologna Capitale Europea della Cultura come anni fa, dovrebbe
prendere esempio dalla vicina Ferrara, con varie mostre a Palazzo Diamanti,
vari concerti a Ferrara Sotto le Stelle.
Assolutamente Bologna! E non capisco quelli che, di Bologna, che
abitano a Bologna, debbano tifare per altre squadre, come se io ai mondiali
tifassi per la Nigeria. Sei di Bologna, e tifi per la squadra della tua città,
nel bene e nel male! Perchè tifare per la Juve?
20- Raccontaci qualche
aneddoto curioso sulla tua passione per il calcio.
Ormai sono anni che non metto piede nello stadio di Bologna, quindi gli
aneddoti sono datati e dimenticati. Sono un disaffezionato del calcio, anche se
lo seguo. Fino ai sedici anni andavo sempre allo stadio, adesso poco e niente.
Un ricordo che ho è quello di un 5 a 1 al Dall' Ara a favore dell' Inter, ma
anche un 3 a 0 agli Hearts of Midlothian, nella Coppa UEFA della stagione
'90/'91, dopo che in Scozia avevamo perso 3 a 1.
21- Anche gli scrittori hanno
il loro sogno nel cassetto, qual è il tuo?
Intanto seguire il mio percorso di crescita senza scossoni. Bisogna
salire i gradini uno alla volta, agendo con calma, conoscendo gente e facendoti
una tua idea; fino, magari, a vivere di scrittura. Oltre all' ottavo Scudetto
del Bologna!
E' bello avere in città gente come lui, colta e dotta, ma che non tiene
il tutto per sè, regalandone anche a chi ha vicino. Bologna è sicuramente una
delle serie candidate al posto di Città Europea della Cultura grazie a gente
come lui. Se poi gli si avverassero anche i sogni, sarebbe meglio per tutti!
11.09.2011
E' venerdì sera, ora di
cena, e mi trovo al centro Lame con Gianluca Morozzi, dopo i saluti, si parte
direzione Cesenatico per una presentazione. Durante il viaggio viene registrata
questa intervista molto ON THE ROAD, sulla A14.
Gianluca Morozzi, nato a Bologna l' 11 marzo 1971...
Sono nato a Bologna 39
anni e 16 mesi fà, perchè dire 40 mi suona un pò solenne e drammatico, alla
Bolognina, ho fatto degli studi che hanno molto poco a che vedere con la
scrittura, perchè ho fatto il liceo scientifico, poi giurisprudenza, che con i
romanzi non c' entrano proprio, ma... Chi se ne frega, ormai.... Sono
tifosissimo del Bologna e vado allo stadio dalla serie B della stagione 1982/
83 (terminata con la retrocessione in C) quando c' era Bruno Pace in panchina,
la mia prima partita è stato uno 0 a 0 oscenissimo contro l' Empoli, vista dai
distinti, perchè mio padre temeva le risse in curva. E da allora non ho perso
più di tre partite all' anno. Pubblico dal 2001, il mio romanzo d' esordio
"Despero", è uscito in un giorno un pò particolare: il 12 settembre
2001, ma i giornali ne parlarono poco, visti i fatti del giorno prima. Orami
sono 10 anni precisi che scrivo.
una
domanda che sorge spontanea... quando hai scoperto di essere scrittore?
Scusa l' arroganza, ma io
ho sempre saputo di essere uno scrittore, dall' età di 13 anni. Questa mia
consapevolezza, mi ha fatto partecipare per 10 anni a vari concorsi letterari,
80 per la precisione, vincendone... neanche uno. Ho il record di aver perso 80
concorsi su 80, anche perchè scrivevo delle cose abbastanza brutte, per l'
esattezza. Ho avuto la conferma del mio essere scrittore quando Giorgio Pozzi,
editore della Fernandèl di Ravenna, mi ha telefonato a casa la mattina del 31
dicembre 2000, dicendo che aveva letto il mio manoscritto e che si poteva
pensare ad una pubblicazione. Quello che seguì fù una conversazione quasi
comica: lui mi disse:"Vediamoci quando vuoi!" Io risposi: "Anche
oggi pomeriggio!!", allorchè lui mi ricordò che era il 31 di dicembre,
quindi, sempre più speranzoso gli risposi: "Beh! Allora vediamoci domani
mattina!" e lui: "No Morozzi: guarda che domani è il Primo..."
Alla fine ci siamo visti il 2 mattina.
Racconta
un pò come nasce un tuo lavoro, la genesi.
Il mio lavoro nasce da un'
idea, da qualunque cosa. C' è un momento in cui il mio cervello pensa alla
promozione del Bologna della domenica successiva, e un secondo dopo eccoti l'
idea per un' romanzo. I miei romanzi nascono nei posti più disparati: uno è
nato in una fogna in via D' Azeglio, quando ancora lavoravo, uno è nato nel
bagno della Curva Andrea Costa nell' intervallo di un Bologna- Cagliari (1 a 0
con gol di Bellucci), in una notturna invernale. L' idea arriva e cerco di
capire subito se può diventare un romanzo o un racconto. Poi ne cerco la fine:
scrivo solo se ho capo e coda di un romanzo, se non ho la fine, aspetto che
arrivi, altrimenti, in nel giro di due mesi, il romanzo è pronto.
Parla
un pò di quello che scrivi, da cosa nasce, il tuo background culturale, i temi
a te più cari.
Scrivo di tante cose
differenti, generalmente mi ispiro alla mia città, alle cose che conosco, alla
mia fantasia, ai film che ho visto, alla musica che ascolto, al mio quartiere,
o ai fumetti che leggo da quando ho quattro anni: non c' è una cosa che non mi
possa dare l' ispirazione.
Qual'
è il tuo romanzo che ha avuto più successo? E quello che per te è il più
riuscito, e/ o ti piace di più?
Il mio romanzo che ha
avuto più successo è stato "BLACKOUT", del 2004. Ne parlò Aldo
Busi (scrittore) alla trasmissione di Maria De Filippi "Amici di
Maria", per tre puntate consecutive, rendendolo piuttosto famoso. Diventò
poi un film, comprato dagli Stati Uniti d' America, ambientato a Miami; il mio
romanzo è ambientato a Borgo Panigale (BO), il film a Miami, magari per
qualche vicinanza o similitudine... Il mio preferito... Se la giocano "L'
ERA DEL PORCO" e "COLUI CHE GLI DEI VOGLIONO DISTRUGGERE", poi
il prossimo, che sarà meraviglioso!
Come
hanno influito nel tuo sviluppo professionale le sensazioni che dai e ricevi
quando scrivi??
Sicuramente hanno influito
tanto, perchè il feed- back dei lettori è molto importante. All' inizio
scrivi per te, nel senso che ignori la reazione del pubblico: ti leggono gli
amici che non valgono, i parenti e le fidanzate che anche quelli non valgono.
Poi quando inizi a pubblicare, gente che non conosci ti manda mail, ti chiama a
casa complimentandosi, allora capisci che sei arrivato da qualche parte, che
hai toccato qualche animo sensibile.
Ovviamente
non posso non chiederti qual' è Il
tuo scrittore preferito, e cosa leggi in genere?
Di preferiti ne ho tanti,
indicativamente dico Paolo Nori, scrittore di Parma, che tanto amo, come
Palahniuk, Andrea Pazienza, anche se non era uno scrittore, ma è come se lo
fosse stato. Non ho un genere ben definito, mi piacciono i romanzi che mi
sorprendono, che non sono scontati, che non hanno una formuletta prestabilita,
che hanno una bella scrittura, una forma e una sostanza. Nelle mie letture sono
molto eclettico, non onnivoro.
Si
muove qualcosa di nuovo nel campo letterario a Bologna? Qualche scrittore
giovane da segnalare?
Non posso non menzionare
un giovane scrittore curvaiolo, Paolo Alberti, noto in Curva come Molla, che
dopo un pò di gavetta, trà un mese pubblicherà per Rizzoli un romanzo dal
titolo "ANCHE GLI ORSI FARANNO LA GUERRA". Poi il mio vicino di casa,
Massimo Vitali, molto promettente.
Trà
tutti i commenti ai tuoi libri, te ne cito uno:"
Morozzi è così bravo che dopo aver letto "ACCECATI DALLA LUCE"
luce sono diventato fan di Springsteen, e dopo aver letto "LE
AVVENTURE DI ZIO SAVOLDI" sono diventato tifoso del Bologna... a questo
punto spero che non scriva mai un romanzo dove dice che non gli piacciono le
donne..."
Non
c' è problema: non scriverò mai un romanzo dove dico che non mi piacciono le
donne, quindi tranquillizzo il mio lettore che non corre nessun rischio.
Un giorno un mio amico mi ha detto: "ma
cosa continui a leggere Morozzi, leggi qualcosa di più serio!!"
Intanto
ringrazia tanto il tuo amico da parte mia. Ma sai, "serio" è un
discorso molto opinabile. Per esempio cito Christopher More, che scrive cose
umoristiche in linea di massima, assurde quasi demenziali. C' è "IL
VANGELO SECONDO BIFF" un suo romanzo molto bello, in cui lui racconta la
vita del miglior amico di Gesù, di cui nessun vangelo parla; del Gesù degli
anni perduti, dove Gesù impara il Kung Fu in un viaggio all' estero. E' un
romanzo che fà molto ridere, ma è anche serissimo: c' è un gran lavoro di
ricerca dietro, un gran rispetto per la figura di Gesù. Ho invece in mente
vari romanzi seri che sono delle palle mortali, con dei paroloni e dei concetti
pesanti come il piombo che ho mollato un secondo dopo l' inizio.
Citando Lansdale:"
La letteratura non deve risolvere i problemi, semmai [deve] segnalarli...
Consciamente o no, uno scrittore coglie i segni e intuisce i tempi che
verranno" ti piace la realtà che ti circonda? Ti piace quello che vedi e
poi racconti?
Beh! Mi viene in mente
Stephen King, che ha scritto un romanzo che termina con un' aereo che si
schianta contro un grattacielo di una città molto grande, scritto circa trent'
anni prima del 2001. Andrea Macchiavelli, bolognese, che anticipò la bomba
alla stazione di Bologna di parecchi anni. Lo scrittore a volte è bravo ad
interpretare i segni e l' ambiente che lo circondano, a farsi una teoria di
quello che potrebbe accadere, prima che accada.
Nel
2008 Carmine Brancaccio ha scritto la tua biografia( L'
ERA DEL MOROZ. TRA LA VITA E LA SCRITTURA DI GIANLUCA MOROZZI) Cosa
pensi del fatto che a 37 anni ne hai già una?
E' stato interessante
avere una biografia dopo soli sei anni di carriera. E' un libro che Brancaccio
ha scritto con molta passione e molta cura, intervistandomi un paio di volte.
E' stato divertente presentare il libro insieme, perchè parlavamo entrambi
della mia vita. Ed è interessante non essere morti per avere una biografia, è
una cosa un pò particolare.
Il
tuo rapporto professionale e non con i mass media, le nuove tecnologie, e i
social network.
Ho un ottimo rapporto con
Face Book, ma non amo le tecnologie, per esempio non sò masterizzare un cd,
non sò scaricare musica, non sò fare le cose che fà un bambino di 10 anni,
però ho il mio caro I- Phone, Face Book che uso con estrema gioia, il mio caro
lettore Mp3 che i riempie le giornate.
Le
donne, si sà, hanno una grande influenza nella vita di ognuno, che rapporto
hai con le donne?
Le donne... Le devo
ringraziare, perchè tutte le mie ex- fidanzate, o fanciulle in genere che ho
frequentato, mi hanno dato una miriade di spunti narrativi, riempiendomi la
vita in varia maniera, ma comunque sempre in modo costruttivo. Poi alcune delle
mie ex scrivono, chi canzoni, chi romanzi, quindi, a volte capita di leggersi e
scriversi a vicenda nei rispettivi romanzi.
La
musica si sà, ispira, quale ti stimola di più e preferisci?
La musica che ascolto io
è quella definibile come rock. Da Bob Dylan agli Afterhours, dai Diaframma ai
Rollin' Stones, dai Pearl Jam a Springsteen, dagli Who ai Baustelle, De Andrè,
i Gang, gli Elii, spazio. Non ascolto il jazz, non ascolto il rap, l' hip- hop,
le smielate sentimentali italiane. In genere se ci sono delle chitarre sono
contento.
Ma
ora parlaci di Bologna, e del tuo rapporto con la città, e DEL Bologna
Football Club 1909, attuale, che quello del passato è in "IL ROSSO E IL
BLU".
Con la città il rapporto
è ottimo, mi piace sempre tanto, mi piace girarla e conoscerla. Ogni tanto
scopro vie nuove, in genere Borgo Panigale mi regala delle sorprese. Con il
Bologna c' è sempre stata passione, non si è mai attenuata nei quasi trent'
anni che lo seguo, è sempre stato importante nella mia vita. Soffro sempre
molto per le sconfitte, ma godo moltissimo delle vittorie; credo che nel corso
degli anni, serva togliersi di dosso il dolore delle sconfitte, lasciando
intatto il sapore delle vittorie; è difficile, ma ci si può riuscire. Trà
poco inizierà finalmente la nuova stagione, dopo una falsa partenza, quindi
Bologna- Lecce vedrà il mio esordio stagionale al Dall' Ara.
In
"L' ERA DEL PORCO", alla fine, mentre Lajos è "in bagno"
al Kademandorli, salta fuori un' supereroe: il supergiornalaio Shutterthunder,
che saluta Lajos perchè stà per andare in missione... che fine ha fatto? Lo
rivedremo?
Shutterthunder,
"frantuma tuoni", è comparso in tre miei romanzi: "L' ERA DEL
PORCO", "COLUI CHE GLI DEI VOGLIONO DISTRUGGERE" e "L'
ABISSO". Ha un ruolo fantasioso, è un personaggio che vede e vive in
universi paralleli, ciò gli dà il dubbio di essere pazzo. E' un personaggio
buffo, surreale che appare di notte in certi posti assurdi di Bologna.
Si
dice che uno scrittore non possa stare senza scrivere, hai dei progetti
futuri???? Sei già al lavoro per un nuovo romanzo?
Ovvio! A parte il nuovo
romanzo "CHI NON MUORE", che uscirà trà una decina di giorni, un'
altro che uscirà il prossimo anno dal titolo "LO STRANO MESTIERE",
stò scrivendo un romanzo nuovo, che al momento si intitola "L' UOMO
LISCIO" che uscirà trà un' annetto e mezzo. Un romanzo grottesco-
sentimental- umoristico, con molto sesso divertente e spesso assurdo, e una
donna nuova dal nome ispirato da una canzone dei Diaframma.
Sicuramente Gianluca
Morozzi è uno scrittore molto attento e sensibile, che riesce a carpire i
sogni, i desideri, le paure e i sentimenti della gente, trascrivendoli in modo
leggero ed esplicativo, sempre in chiave ironica con quel ritmo squisitamente
rock, ma colpendo comunque nel segno. Confidiamo che continuerà a lavorare e a
scrivere, filtrando emozioni e fatti, con quel suo cuore Rosso- Blu che batte,
batte e batte.
Graziani
Marco
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