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Cinzia Tagliavini

POESIE


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storia:
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Il dono della parola

Parole,
inutilmente spese
inutilmente ascoltate.
Evitabili e superficiali
banali e ripetitive,
si rincorrono, senza sosta.
Parole che parlano senza dire niente.
Mute e sorde, violate e abusate.
Parole come pugnali
parole come illusorio sollievo.
Del silenzio la parola
profana l’esistenza.
Consolazione cerchi,
nelle parole.
Nel loro significato ti perdi
alla ricerca di un messaggio impenetrabile e sconosciuto.
Frutto e musa dell’ispirazione dell’uomo,
le insegui.
False e affrettate,
di ogni valore private,
spesso le trovi.
Parole tramite dei sensi,
veicolo traviante
del nostro essere intimo,
strumento di una responsabilità negata.
Struggenti e infinite come echi lontani
le odi e le pronunci,
ti circondano e non le puoi evitare.
Del loro significato la bocca ti riempi,
della loro banalità vuoti i polmoni.
Stanche di essere dette, le parole.
Vuote, fiacche e polemiche
di sé non lasciano altra traccia
che un percorso inutile già solcato dall’uomo.
Vi piego, vi anniento, vi intimo:
parole: silenzio.

Cinzia Tagliavini








































 

Non mi stanco mai di una giornata di sole

Come puoi amare il sole se non hai conosciuto Dolore?

E Dolore, implacabile, arrivò.
Come una sentenza.
Prima su di lei,
poi su di lui e su entrambi.

Prima di allora c’erano stati giardini,
densi di profumi e di emozioni,
piante rigogliose e alberi carichi di frutta e di speranze,
germogli di primavera e promesse d’estate.
E baci … baci di rosa e carezze di vento leggere.
Attraverso la carne avevano raggiunto lo spirito e attraverso lo spirito l’amore.

Talora Sconforto li aveva rapiti
per quella ferita sempreaperta che lei portava dentro,
ma l’ardore del loro sole li proteggeva da ogni Paura.

La vita di Lei e Paura si erano incrociate per la prima volta anni prima
e da quel giorno avevano seguito strade parallele.
Paura camminava al suo fianco silenziosa e temibile,
facendo sentire l’incombenza del suo incedere.
Lei la rispettava, ma con dignità non le si piegava
e l’affrontava ogni giorno con rinnovato coraggio dall’alto del suo nuovo amore.

Poi arrivarono le nubi, minacciose, con il loro carico di pioggia.
Di pioggia si inondarono le loro vite
onde potessero amare il sole.
E iniziò un nuovo cammino.

Si inoltrarono nel bosco per ritrovare la strada che porta al sole.
Percorsero sentieri di montagna e sentirono la fatica,
pesante, sulle loro spalle.
Ma respirarono anche il cielo e l’azzurro e la freschezza sopra il verde del bosco
e il giallo dei campi.
Toccarono le spighe di grano maturo e fecero sciogliere nelle loro bocche l’aroma del pane fragrante
e non si negarono al sale delle lacrime.
Il bosco li privò del sole
ma diede loro tutto ciò di cui avevano bisogno.
Si cullarono l’un l’altro al rumore del vento e lasciarono
che la pioggia, sì la pioggia, bagnasse i loro visi e segnasse nel fango le loro impronte.
Attraversarono valli sconfinate di natura,
deserti di oblio e smarrimento,
valicarono cime innevate di freddo,
guadarono fiumi impetuosi e attraversarono terre dolorose.

Le nubi si rincorsero, a volte nere e minacciose,
a volte leggere e spumose come panna.
Ci fu nebbia e ci fu paura,
rabbia e temporali, tristezza e ancora pioggia.

Nel loro viaggio lui e lei fecero nuove scoperte
e incontrarono creature misteriose.
Spiriti benevoli vegliarono sul loro cammino
e li guidarono attraverso i percorsi più irti alleggerendo il loro fardello.
Gli gnomi e i folletti colorarono le loro giornate,
Buonumore gli fece visita e Confusa conservò le lacrime per altri giorni di pioggia.
Trovarono fusione con la natura e unità di intenti.

Le giornate si fermarono e la vita attese con loro alla fine del bosco.

Li porto con me nelle pieghe allegre della mia giornata.
E nei silenzi stanchi della mia buonanotte.
Sono con me nei percorsi semplici di oggi come nei sentieri d’ostacoli che certo non mancheranno domani.

Io, come loro, non mi stanco mai di una giornata di sole.

A Barbara e Mario

Cinzia Tagliavini


Stagioni
 

Son foglie rosse d’autunno,

sono spruzzi di mare.

E’ un germoglio inatteso,

è neve fredda sulle mani.

Le aspetto ogni anno come se fosse

l’ultimo.

Cinzia Tagliavini



































































 


Farfalla

Farfalla bionda,
farfalla di vetro
e farfalla d’acciaio.
Ti libri in volo
con ali ora pesanti,
ora leggere.
Ma pur sempre in volo, farfalla, sei.

Del tuo canto
il suono riecheggia,
oltre il tempo breve
della tua vita,
perché tu sei vita, farfalla,
e non hai né inizio
né fine.

Leggera,
ti sposti di fiore in fiore
e di cuore in cuore,
scosti i petali e vi cerchi riparo,
li nutri e ti nutrono come una madre i suoi bambini

Nasci in silenzio e in un battito d’ali
racchiudi il senso del tuo andare.
L’urgenza non ti spinge
e rispetti i tempi del tuo volo
benché stretto fra i confini di un viaggio così breve.

Farfalla, oggi tu mi richiami a pagine già scritte
che talora evito perché sanno far male,
ma tu, farfalla, mi doni ogni giorno una nuova lezione.

Oggi mi sento creativa, farfalla,
e con le tue ali volteggio su questa pagina bianca
a dipingere di te un’immagine
per la quale non bastano i colori.

Ringrazio le tue ali di farfalla
che portano in alto queste mie dita,
che violano le sbarre della mia prigionia,
che mi rapiscono dalla ripetitività e dalla paura
e liberano il mio pensiero.

Mi strappi alla terra ed appartengo con te al cielo
e all’aria e ora anch’io posso volare sulle tue solide ali.

Mi togli al tempo e non esiste più
né spazio né tempo,
non esistono più piani e scadenze,
non tappe né traguardi.

Esiste il momento della nostra esistenza di farfalla,
esiste il volo di oggi
e chi vola al nostro fianco.

La fragilità del tuo essere ha schiuso le ali ad una donna forte:
non ti stancare mai di volare sui nostri giorni
farfalla bionda, né di posarti sulle nostra spalle.
Vi troverai rifugio e ci allargherai alla tua sapienza.
Leggera, soave, impalpabile, ci sei sempre.
Ora noi siamo esseri bisognosi del tuo sapere
più di quanto tu lo sia della nostra protezione.

Offri alla vita la leggerezza del tuo volo
e la vita tornerà a te con rinnovato vigore.

Non smettere di condurci in volo e di tracciare la rotta
dopo di noi,
non smettere di fare del nostro volo goffo e stentato, un volo di farfalla.
Cinzia Tagliavini

 

Se fosse

Sola in auto alla sera

con la radio che non va,

può accadere di pensare

a cose serie o alquanto strane.

Oggi io ad esempio penso,

di ritorno dal lavoro,

a una ragazza che con me

divide almeno un tot di ore,

ogni giorno, neve o sole,

dal mattino all’imbrunire.

Felicia è il suo nome,

e non solo: lei lo è pure di fatto!

Almeno oggi mi è sembrato

e su di lei ho fantasticato.

 

Era luglio un anno fa

ed era caldo pure allora,

ma non tanto quanto ora!

Mi ricordo che è arrivata

senza gran presentazioni;

solo un nome ed un saluto,

per lo più lei ha taciuto.

Nel mio ufficio si sedeva

dal mattino alla sera,

poco tempo avevamo,

da lontan ci scrutavamo:

io occupata e silenziosa,

lei incerta e pensierosa.

 

Se ci penso già da allora,

l’osservavo assai curiosa.

“La ragazza è taciturna”

io pensavo fra me e me,

“certo questo non è male,

 assomiglia un poco a me!”

Forse poi fra qualche mese,

mi dicevo la mattina,

quando lei sarà a suo agio,

si potrà parlare chiaro:

 forse, sai, lei scoprirà

che a dispetto del via e vai

anche in mezzo a tanta gente

ci si può sentire soli

e di amici si ha bisogno

per non perder la ragione.

 

Oggi io di quei momenti

non ricordo che frammenti,

ecco il tempo mi è volato:

ben un anno è già passato!

In allegria, con simpatia,

fra confidenze e ingenuità,

sta volando questa età

e con essa quei momenti

che concedi ai tuoi rimpianti.

Cose ho detto a sta ragazza

che mi avrà preso per pazza;

invece no lei ha capito,

in silenzio ha annuito:

le parole son superflue

se stai bene con qualcuno.

Cose dette ed altre no,

tutte quante hanno uno spazio

e io spero che in futuro

ci sia tempo e volontà

per conoscersi ancor più.

 

Dei ricambi non sa nulla,

io di qualità ancor meno,

ma qualcosa che ci lega

son sicura ce l’avremo,

se è vero che per lei

mi ritrovo a buttar giù

due parole e poco più.

Né divina, né commedia,

vuole esser questa nenia,

solo un volo in compagnia:

liberiam la fantasia !

E vediam dove ci porta …

Senza vincoli di sorta !

Io che sono  “dalle alle”,

così lei mi ha nominata,

con le rime che c’azzecco?

Pronti, via, eccomi qua,

mo’ le faccio uno scherzetto

che scordare non potrà!

Le dimostro coi miei versi

Che i pensieri non van persi;

se ci credi ed hai poesia

puoi creare la magia:

un regalo personale

a una pulzella mai banale! 

 

Sono attenta a ogni suo gesto

E di lei ritrovo traccia

in tanti oggetti di ogni giorno

che ci fanno da contorno.

Ora penso a pagnottella,

se non fosse pagnottella,

che sarebbe ora lei?

 

Se Felicia fosse un nome,

a parte quello che ella ha già,

dimmi un po’ che hai pensato?

Non sarebbe un bel “Teresa”

Forse il nome più indicato?

Si Teresa, proprio quella

della scuola la bimbetta

vispa e allegra farfalletta!

Guance assolate, aspetto gioioso

Questa è Felicia o forse Teresa,

e rinunci all’istante

a ogni intento serioso!

 

Se Felicia fosse un motto,

la riassumerei così:

“del futur non v’è certezza,

chi vuol esser lieto sia !”

Non che ella non ci pensi,

ma c’è l’oggi, adesso e qua,

e domani … si vedrà !

Ha progetti e desideri,

qualcheduno anche seri,

ma più spesso viene fuori

quella sua filosofia

che non premia i più secchioni

ma bensì la fantasia.

Nel destino pone fede,

Dio c’è e provvede !

E’ del sud e lo sentiamo,

anche per questo l’apprezziamo,

nonostante i compromessi

di una vita assai diversa,

a un’altra terra ora appartiene,

ma la sua non l’ha mai persa !

 

Se Felicia fosse un piatto,

che abbondanza ci sarebbe !

Pummarola, nu babà,

mozzarella a volontà!


La pastiera … la pastiera …

A ragione ne va fiera !

Ma di tanta varietà

La mia scelta è fatta già:

pagnottella l’ho chiamata

e pagnottella lei sarà.

Come il pane è essenziale,

per la cena e il desinare,

buono e semplice ogni giorno

mai del pane ci si lagna.

Il palato lo soddisfa

e lo stomaco lo sazia.

Senza il pane ogni pietanza,

prelibata che essa sia,

perderebbe d’importanza:

mancherebbe l’allegria !

 

Se Felicia fosse una collana,

lei sarebbe un fil di perle:

sobria quando serve,

o per necessità,

ma con un’anima di caucciù

ed una voglia pazza

di uscire dagli schemi !

 

Se Felicia fosse un giorno,

sceglierei il lunedì;

La mia scelta sembra strana

Nell’intera settimana,

ma non sono impazzita:

mai fu scelta più sentita!

L’ho scoperto d’improvviso

Appena qualche mese fa

Quando sola ma lasciata e,

seppur disapprovata,

al suo paese è tornata.

Ora so c’è una ragione,

se ha intrapreso tale viaggio;

non è solo il meridione

pur col suo gran bel paesaggio:

qualcheduno che l’aspetta,

senza metterle mai fretta,

ha trovato all’improvviso

e ora il lunedì si apre

all’insegna del sorriso !

 

Se Felicia fosse un frutto,

assaggerei un po’ di tutto:

della mela è la sostanza,

dell’arancia il ricco succo,

della fragola il colore,

del melone il buon odore.

Se una scelta devo fare,

pur non senza esitare,

verso i tropici mi volgo,

e un frutto esotico ora colgo:

ella è rara ed è preziosa;

penso a un mango dissetante

o la papaia rinfrescante!

 

Se ella invece fosse un fiore

Nel suo semplice candore,

amici miei qui non c’è storia,

né gardenia né orchidea

renderebbero l’idea!

Penso al sole e al suo calore,

al mattino e al buonumore

e son certa è margherita

che rispecchia la sua vita!

 

E se lei fosse un’amica?

Togli il fosse e togli il se,

lascia bene chiaro amica !

Ne son certa è la migliore

Per parecchi come amica !

Lei sa ancora entusiasmarsi

e nella società di oggi

non è certo poca cosa!

Anche per me lei è  un’amica

e per tanti nell’ufficio;

non importa se da poco

star con lei è come un gioco

ma sa esser molto seria

se hai bisogno di parlare.

 

Ecco questa è pagnottella,

sarà pure un po’ svanita

ma io so che è molto bella

e chiunque non ci creda …

giri pagina e poi veda !

Cinzia Tagliavini

 

I tuoi colori

Di rosso e di verde
ti vedo vestita
attraverso la lente
della mia immaginazione.
Di rosso:
come la cornice che hai scelto
per il tuo quadro;
di verde:
come le distese senza confini
sulle quali stenta a decollare
il tuo istinto non pago.
Sottili e delicati,
fili di rosso e di verde,
preziosi ed unici,
di raso e di seta d’oriente,
si intrecciano a disegnare
la trama del tuo viso. 

Raccolta entro i limiti
spigolosi della tua personalità,
ispirata dal tuo incessante interrogarti,
è la tua bellezza:
eterea e rarefatta,
impalpabile e inafferrabile,
troppo lontana per l’uomo  che ti ama. 

Di tutti i colori incarni la sostanza;
veli leggeri di turchese,
sul corpo baciato dal sole,
timidamente lasciano intuire
le forme eleganti
che troppo spesso disprezzi. 

Nel riflesso d’oro del sole risplende
la tua pelle d’ ambra d’estate,
nelle nubi del cielo invernale
si specchia l’avorio del tuo pallore.
Nella piega discreta del collo,
poche gocce del tuo profumo,
ci raccontano di te
un’intimità sempre celata. 

Anonimo e grigio
è il muro ove si staglia
il  profilo perfetto
del tuo viso;
seguo con mano incerta
le linee dell’ombra dietro di te
e scopro che anch’essa è perfetta.
Rosa è il pudore
del tuo imbarazzo
di bambina,
quando con toni inopportuni
si fa largo la curiosità morbosa della gente. 

Del colore del fuoco
è la rabbia furente
che ti accende
contro la stupidità ed i soprusi
o quando proteggi qualcuno,
e giallo limone
è la spontaneità a volte scomoda
delle tue reazioni
che non riesci e non vuoi trattenere. 

Ancora verde è il colore della speranza
che ti illumina e ti sprona
verso il futuro,
quando pensi di non avere più dubbi. 

Viola è l’invidia
che ti logora
quando vedi la bellezza piccola degli altri
e non cogli quella assoluta che hai.
Blu è il dolore sordo
che ti acceca
quando pieghi il desiderio al buon senso
e ti chiudi nel silenzio del tuo riserbo,
convinta come sei,
che nessuno ti può capire.
Che non vale la pena parlare,
perché per gente sorda le parole
sono solo rumore e trasparenza.
Solo allora colgo sul tuo viso i segni stanchi
dell’insofferenza  e i propositi di rinuncia.
Anche ora che ti osservo mangiare
leggo fra le tue righe il mio stesso fastidio e irritazione. 

Bianco è il candore incontaminato
della tua purezza  e del tuo odore di buono. 

Dell’arcobaleno è il colore della tua bellezza,
perfette le linee che ti disegnano
e separano tutti i colori,
perfetta la tua pelle e i tuoi movimenti essenziali.
Così bella, così pulita,
che non posso distogliere lo sguardo
dalla tua direzione,
per timore di perdere una tua espressione,
per timore di non cogliere una sfumatura dei tuoi colori,
per paura di voltarmi e non vederti più
con le graffette nei capelli,
con i passi leggeri,
con lo sguardo assorto,
con la voglia che ben conosco di volare lontano.
Così bella da non poterti cogliere. 

Cinzia Tagliavini

 

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