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EUROLEGA
FINAL FOUR 2008
CAMPIONI
CSKA Moscow


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FINALE 
Maccabi Elite 77 CSKA Moscow 91
Mai prima di questa notte madrilena avevamo visto Ettore Messina abbandonare anzitempo la panchina per festeggiare un successo. Ma questa Eurolega, arrivata nel mezzo di un grave lutto famigliare ha fatto sì che il primo pensiero del coach italiano e soprattutto i primi momenti di gioia fossero un fatto privato coi familiari. Per i suoi pretoriani, da Langdon a Papaloukas fino a Smodis ci sarebbe stato tempo, e soprattutto visto l’annuncio prima dell’inizio della finale ci sarà anche il prossimo anno. Vince il CSKA una finale portata sui binari voluti, dopo che in avvio il Maccabi era entrato in campo con l’approccio delle grandi occasioni, mettendoci il solito attacco ma impostanto anche una difesa come raramente avevamo visto. In difficoltà i moscoviti son rimasti agganciati all’incontro soprattutto per i missili impossibili di Langdon, poi iniziando a macinare il proprio gioco la partita è vissuta in un sostanziale equilibrio dove agli strappi moscoviti di Holden ed Anderson rispondevano i gialli con Bynum e Batiste. Un punto all’intervallo (42-41) era la minima luce del CSKA, che nella ripresa spaccava il gioco con 2 triple filate di Holden. Più di una volta Mosca ha avuto la palla del +10 nel quarto, ma stranamento l’ha sempre fallita, ed il Maccabi ha graziato gli avversari sbagliando con Garcia (molto meno incisivo che in semifinale) un contropiede in solitaria. Chiuso il terzo quarto con 6 punti di vantaggio, la difesa moscovita decideva che i canditi erano finiti, lasciava quasi 5’ senza segnare il Maccabi e nell’altra parte del campo Smodis faceva capire perché sia ritenuto il giocatore più determinante d’Europa. Rubando falli sporchi e punendo dalla lunetta, ma soprattutto inchiodando nel momento decisivo l’unica tripla delle sue Final Four, lo sloveno scriveva la parola fine all’incontro, mettendo 16 punti di differenza tra le contendenti. Il Maccabi non ci stata, tentava di rientrare, ma sul -10 si infrangevano nuovamente i suoi sogni, chiusi da un tap-in volante di Langdon che probabilmente gli è valso il titolo di MVP delle finali. Mosca completa così col secondo successo in tre anni la prima epoca Messina, dimostrando che la qualità dei singoli è si determinante ma che lo è di più il gruppo che ha la stessa voglia di vincere, un gruppo costruito da giocatori di chiara matrice europea senza nessuna stella di oltreoceano, concetto dimostrato all’incontrario anche dalle squadre greche che avevano fortemente investito su giocatori ex NBA (non solo americani, sovente anche europei di ritorno) che non hanno per nulla dato quanto investito. Messina issa così la sua quarta Eurolega, Langdon un trofeo di MVP che non avrebbe sfigurato nemmeno sulla testa di Holden (forse quello che ha dato gli sprazzi più importanti) o su quella di Anderson (in entrambe le partite con costanza una sentenza positiva per i suoi), il tutto a dimostrazione che la mano del coach un certo peso ancora comporta. Ma un plauso va fatto anche al Maccabi, partito in sordina e poi risalito pian piano fino ad una finale giocata senza paura e cercando di imporre il suo gioco ed i suoi tanti talenti. Tra questi bella prova di Casspi, che Siskauskas avrà come incubo difensivo, e consacrazione di Morris come ala tuttofare. Prossimo appuntamento a Berlino, tutti molto coscienti che con questo CSKA ci sarà ancora da fare i conti.  - Luca Cocchi
SEMIFINALE
Montepaschi Siena - Maccabi Elite 85 - 92 Tau Ceramica - CSKA Moscow 79 - 83
2 MAGGIO 2008 ORE 18.00
Non basta a Siena dominare per quasi 30’ per giungere dove non era mai giunta, cioè alla finale di Eurolega. Si arena per la terza volta in semifinale, ma se nelle prime 2 apparizioni era entrata in campo da sorpresa, questa volta il discorso era differente. Concentrata, chiusa in difesa, sembrava tutto facile per i ragazzi di Pianigiani che concedevano solo 8 punti in 10’ al Maccabi, ovvero al miglior attacco d’Europa. E le cose sembravano ancora migliorare nella seconda frazione, il +18 con doppiaggio (36-18) pareva già da titoli di coda. McIntyre dipingeva per se e per i compagni, piovevano dolci bombe ed il sogno pareva realtà. Ma con T-Mac in panchina a fiatare qualcosa interrompeva il flusso magico, Diener evidenziava i suoi disagi ad altissimo livello ed Ilievski poteva solo far qualcosa in solitario, legando tutta la squadra a forzature dall’arco. Alla pausa lunga Siena era ancora avanti di 12 lunghezze, ma qualcosa nell’aria era cambiato. Sulle ali del solito T-Mac Siena apriva di nuovo il divario, ma l’onda gialla montava, guidata dall’eterno Sharp, bravo ad innervosire gli avversari ed a mettere i primi cesti spaccapaura. Dietro di lui ci si accodavano un po’ tutti, anche il fin lì etereo Bluthenthal. Ma la svolta dell’incontro avveniva a pochi secondi dalla fine del terzo quarto. Siena è in attacco con 8 punti di vantaggio, su di un tiro sbagliato Lavrinovic e Vujcic lottano col senese che finisce a terra. L’arbitro spagnolo sanziona col tecnico per simulazione Lavrinovic, non solo con un eccesso di zelo, ma con un errore tecnico pesante. Su quel gioco il Maccabi ci ricavava ben 5 punti e chiudeva la frazione con un solo possesso di differenza. Da lì avrebbe fatto la voce grossa, con Siena a lottare con le unghie per non uscire dall’incontro, fino a quando un facile appoggio di Sato avrebbe dato il nuovo sorpasso. Proprio su quell’errore le speranze senesi andavano in fumo, la bomba di un grande Garcia metteva un vantaggio di sicurezza per i gialli e nemmeno le ultime giocate di Lavrinovic cambiavano l’esito finale. Tel Aviv approdava così all’ennesima finale, dimostrando che l’esperienza ad alto livello è fondamentale per condizionare i proprio nervi ed anche quelli degli arbitri. Per Siena una grande occasione gettata, dando troppa fiducia ad un tiro dalla lunga che a parte McIntyre non è mai andato e levando giochi facili per i vari Sato e Thornton. Con tiri affrettati ha finito per lasciare quei palloni che il Maccabi ha convertito in facili punti nel periodo di maggiore ambasce, quel secondo quarto che Siena avrebbe dovuto chiudere sopra di venti ed invece ha finito per permettere agli avversari di rientrare. Poi nel secondo tempo, con le forze minori rispetto alla lunga panchina avversaria, la difesa ha faticato a contenere gli uno contro uno di Garcia e Bynum finendo per farsi bucherellare con troppa facilità dall’arco. Spiace non vedere una squadra italiana in finale, soprattutto dopo di una semifinale a lungo dominata.
2 MAGGIO 2008 ORE 21.00
Come previsto è il CSKA la seconda finalista di Eurolega. Ma per i moscoviti non è stato tanto facile portar a casa l’incontro, trovando di fronte un Tau ben preparato e sicuramente meglio impostato in attacco di quanto visto dai ragazzi di Messina. Sembrava una partita già scritta, qualche scaramuccia poi primo allungo moscovita sulle ali di Siskauskas, ma qualcosa non girava per il verso giusto e guidati da un preciso Prigioni e dal sublime gioco nell’area colorata di Splitter i baschi mettovano il naso davanti non dilagando solo perché l’esperianza degli avversari era infinita. Partita di una dureza unica senza un solo tiro non contestato, campo ideale per chi a questo livello ci ha giocato tante edizioni di Final4. La differenza arrivava nell’ultima frazione, Mosca non faceva niente di veramente perfetto, ma era brava a lucrare ogni situazione di vantaggio e sorpassare dopo che a lungo era esistita solo per le invenzioni personali del “russo” J.R. Holden. Il break finale era da ascriversi a qualche volata di un fin lì limitato Papaloukas e soprattutto ad un infallibile Anderson. E’ stato l’australiano a metterci quel po’ di classe in più sui possessi decisivi, scrivendo un 8/8 da 2 che la dice lunga sulla sua prestazione. Rispetto alla prima gara di semifinale si è assisitito ad un incontro completamente diverso, mai giochi concessi senza falli, mai tiri presi senza uscire dai giochi, insomma una battaglia tattica che ha premiato chi di tattica è sempre vissuto, ovvero Ettore Messina. Se il CSKA ha avuto la meglio di un bel Tau senza dover ottenere nulla da molte sue stelle, Anderson e Holden a parte, per Messina è un buon segno in vista di una finale che vede di fronte 2 metodi di pallacanestro completamente distinti. A questo punto la differenza potrebbe venire anche da chi saprà recuperare meglio le energie mentali, quelle fisiche squadre come queste lunghe all’infinito sapranno sicuramente dove cercarle. 

 

 

 

 

 


 

 

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